Ho aperto l’ebook de L’ultimo segreto di Dan Brown osservando subito il conteggio delle pagine sul bordo inferiore dell’ereader, perché temevo di trovarmi davanti un numero abnorme. Ne avevo ben donde: 675, seicentosettantacinque. Una montagna enorme da scalare, soprattutto conoscendo lo stile del Nostro: avevo paura di stare per inoltrarmi in un viaggio al termine della grafomania, nello sbrodolamento più estremo. E così è infatti stato. Ho lottato in modo costante con la noia di eventi inutili che non portano a niente, togliendo paradossalmente spazio a dettagli molto più importanti come i personaggi e l’approfondimento delle tante e moderne tematiche riportate nella storia.
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Recensione L’anniversario di Bajani, Premio Strega 2025
Stefano Rapone non ha purtroppo vinto il Premio Strega 2025, che invece è andato a Andrea Bajani, con il suo L’anniversario, pubblicato da Feltrinelli. Ho atteso quasi una settimana prima di pubblicare la recensione, perché sentivo il bisogno di ragionarci un po’ su. Parto dal fondo: questo breve romanzo continua a non essermi piaciuto anche a freddo, però credo di aver ammorbidito leggermente il giudizio finale.
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Erano anni che avevo aggiunto nell’interminabile lista letture Giallo su Giallo di Gianni Mura e finalmente ho dedicato un paio di sere a questo noir insolito, ambientato durante il Tour de France e firmato da uno dei cronisti di ciclismo più celebri di sempre (in Italia). Questo breve lavoro mi ha fatto riflettere molto, in realtà mi sono anche parecchio arrabbiato.
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Corregionali della Valsesia non inalberatevi: basta un’ora per leggervi Giù nella valle e scoprire che il vero problema del lavoro di Paolo Cognetti non è la mancanza di rispetto per i vostri luoghi e abitanti. Così come per La felicità del lupo, anche con la nuova fatica dell’autore milanese ho chiuso l’ultima pagina chiedendomi se Cognetti abbia ancora qualcosa da raccontare o si limiti al compitino per proseguire la propria carriera senza troppo sforzo.
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Credo che se Il limite invisibile fosse stato concepito, scritto e ambientato in Occidente allora difficilmente avrebbe trovato un editore pronto a pubblicarlo. E invece è stato uno dei romanzi più di successo degli ultimi anni in Giappone, tanto da concedere all’autore Haruka Tono il prestigioso Premio Akutagawa e la chance di essere tradotto in svariate lingue, compreso l’italiano grazie alla pubblicazione di Giunti e all’ottimo lavoro di Gala Maria Follaco.
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C’è una precisa frase di Tasmania di Paolo Giordano che appare a circa tre quarti del romanzo e che ha impresso un piccolo solco a proposito del destino di questa storia così come tante altre. Una frase che fa da spartiacque netto tra la sensazione di godibile lettura che con un po’ di fatica si era trascinata fino a quel momento e l’improvviso affaccio su un ripido abisso.
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La casa delle luci di Donato Carrisi (Longanesi) prosegue la serie con protagonista Pietro Gerber e aggiunge nuovi tasselli (perdendone per strada altri) a vicende che si tengono per mano da un romanzo all’altro: la delusione del precedente La casa senza ricordi mi aveva portato ad attendere una risposta letteraria dell’autore a una storia che aveva lasciato troppo in sospeso, poggiandosi su soluzioni poco credibili per essere accettate. Il nuovo lavoro non cambia sentiero, riuscendo finalmente a concludere nell’ultima pagina un qualcosa di iniziato con la prima, ma dimenticandosi (o, fingendo di dimenticare) troppi particolari.
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L’Avversario di Emmanuel Carrère è uno dei più fulgidi esempi di storie-vere-ma-inverosimili, un intreccio che si faticherebbe ad accettare se fosse un prodotto di fiction. Eppure è un’intera esistenza successa per davvero e trascinata attraverso i decenni con una successione di eventi che solo in apparenza sembrano anacronistici. Questo cosiddetto romanzo-verità ha ottenuto un grande successo non solo oltralpe, ma mi ha lasciato una sensazione finale amara, non solo per via delle atrocità narrate.
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Avevo letto qualche anno fa Sofia si veste sempre di nero di Paolo Cognetti non riuscendo a entrare in alcuna empatia con la protagonista, anzi trovandola spesso detestabile: il che non sarebbe un contro (vedi il discorso su Stoner), ma non credo proprio fosse nei progetti dell’autore stimolare questi sentimenti. Al netto di un capitolo finale calante, che non concludeva in modo efficace i discorsi aperti, avevo apprezzato molto la scrittura così fluida di Cognetti e così ho deciso di ritentare con La felicità del lupo, edito da Einaudi. Il sapore dopo l’ultima pagina, però, è agrodolce.
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Morsi è la seconda fatica letteraria di Marco Peano, che dopo il successo del 2015 con il pluri-premiato L’invenzione della madre (Minimum Fax), si è rimesso alla prova con una storia inaspettata e molto piemontese nella location e anche nel linguaggio. Come credo buona parte dei lettori, anche io sono rimasto sorpreso della svolta della trama già dopo pochi capitoli e ho di certo apprezzato il grosso coraggio dell’autore, anche se all’ultima pagina sono affiorati molti dubbi.
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