Recensione La casa delle luci di Donato Carrisi: incongruenze e debolezze

La casa delle luci di Donato Carrisi (Longanesi) prosegue la serie con protagonista Pietro Gerber e aggiunge nuovi tasselli (perdendone per strada altri) a vicende che si tengono per mano da un romanzo all’altro: la delusione del precedente La casa senza ricordi mi aveva portato ad attendere una risposta letteraria dell’autore a una storia che aveva lasciato troppo in sospeso, poggiandosi su soluzioni poco credibili per essere accettate. Il nuovo lavoro non cambia sentiero, riuscendo finalmente a concludere nell’ultima pagina un qualcosa di iniziato con la prima, ma dimenticandosi (o, fingendo di dimenticare) troppi particolari.

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L’abisso de Gli ultimi giorni di Marco Pantani

C’è un’immagine precisa che balena ogni volta che penso alla storia di Marco Pantani e in modo particolare al suo epilogo: è come galleggiare proprio al di sopra di un abisso oceanico e guardare giù con una maschera da sub, nelle sue terrificanti profondità, cercando di scorgere il fondale attraverso chilometri di acqua scura. Era da quindici anni che volevo leggere Gli ultimi giorni di Marco Pantani di Philippe Brunel e finalmente ci sono riuscito, ritrovandomi a bordo di un batiscafo che trasporta dritti verso i vertiginosi baratri dell’animo umano.

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C’era due volte – spiegazione del finale del thriller di Franck Thilliez

Qual è la spiegazione del finale del formidabile thriller C’era due volte di Franck Thilliez, pubblicato in Italia con Fazi Editore e con la traduzione di Federica Angelini dall’originale Il était deux fois? Si può rimanere un po’ disorientati dalle ultime pagine, che scorrono veloci e dense di avvenimenti e rivelazioni, richiedendo una seconda lettura e qualche capatina ai vari capitoli precedenti. Questa recensione, ça va sans dire, sarà pregna di spoiler e quindi si rivolge in modo particolare a chi cerca di soffermarsi sull’enigma nell’enigma di questo magistrale lavoro.

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Recensione Nella terra dei peschi in fiore di Melissa Fu

Che inizio potentissimo quello di Nella terra dei peschi in fiore di Melissa Fu, tradotto in italiano da Barbara Ronca per Editrice Nord dall’originale Peach Blossom Spring. Cino-americana nata e cresciuta negli Stati Uniti e ora trapiantata nel Regno Unito, l’autrice ha narrato le vicende della propria famiglia in quasi un secolo dagli anni ’30 con la continua fuga dagli invasori nipponici passando per la nuova vita a Taiwan in occasione del conflitto tra comunisti e nazionalisti per poi spostarsi oltreoceano negli Usa fino ai giorni nostri, negli ultimi tre quarti della storia. Questo è un classico libro “in discesa” che sfrutta il potente abbrivio iniziale per arrivare al traguardo seppur perdendo un po’ di mordente: rimane comunque una lettura assai consigliata.

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Recensione L’Avversario di Carrère – storie vere ma inverosimili (e narcisismo)

L’Avversario di Emmanuel Carrère è uno dei più fulgidi esempi di storie-vere-ma-inverosimili, un intreccio che si faticherebbe ad accettare se fosse un prodotto di fiction. Eppure è un’intera esistenza successa per davvero e trascinata attraverso i decenni con una successione di eventi che solo in apparenza sembrano anacronistici. Questo cosiddetto romanzo-verità ha ottenuto un grande successo non solo oltralpe, ma mi ha lasciato una sensazione finale amara, non solo per via delle atrocità narrate.

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Recensione La suora giovane di Giovanni Arpino: un piccolo capolavoro

Bisognerebbe avere la fortuna di immergersi più spesso in letture come la La suora giovane di Giovanni Arpino (apparso con Einaudi nel 1959) perché per tre/quattro ore ci si può addentrare in una storia bilanciata, che narra uno specifico periodo storico in un’ambientazione precisa ovvero la Torino invernale e grigia a inizio boom economico post-bellico, accompagnati da una prosa raffinata ed elegante senza essere stucchevole. Arpino insegna anche come gestire un finale aperto nel migliore dei modi.

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Recensione La felicità del lupo di Paolo Cognetti e l’incompiutezza

Avevo letto qualche anno fa Sofia si veste sempre di nero di Paolo Cognetti non riuscendo a entrare in alcuna empatia con la protagonista, anzi trovandola spesso detestabile: il che non sarebbe un contro (vedi il discorso su Stoner), ma non credo proprio fosse nei progetti dell’autore stimolare questi sentimenti. Al netto di un capitolo finale calante, che non concludeva in modo efficace i discorsi aperti, avevo apprezzato molto la scrittura così fluida di Cognetti e così ho deciso di ritentare con La felicità del lupo, edito da Einaudi. Il sapore dopo l’ultima pagina, però, è agrodolce.

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Recensione di Morsi di Marco Peano (e i finali frettolosi)

Morsi è la seconda fatica letteraria di Marco Peano, che dopo il successo del 2015 con il pluri-premiato L’invenzione della madre (Minimum Fax), si è rimesso alla prova con una storia inaspettata e molto piemontese nella location e anche nel linguaggio. Come credo buona parte dei lettori, anche io sono rimasto sorpreso della svolta della trama già dopo pochi capitoli e ho di certo apprezzato il grosso coraggio dell’autore, anche se all’ultima pagina sono affiorati molti dubbi.

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Recensione di Benvenuti ad altrove di Gabrielle Zevin

Consiglierei la lettura di Elsewhere di Gabrielle Zevin, uscito in Italia con Sperling & Kupfer con il titolo di Benvenuti ad altrove (traduzione di Chiara Brovelli), a chi cerca una storia delicata e ovattata, per mettere un po’ di pace in questo periodo storico così complicato. Questo romanzo si può incasellare in una categoria trasversale che abbraccia anche la pittura e che si definisce come realismo magico, visto che introduce elementi appunto magici all’interno di un contesto realistico. Non sono un grande amante di questo genere, ma ho apprezzato questa lettura per il tono e per il ritmo, ben aderente all’economia della storia narrata.

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Recensione Billy Summers di Stephen King, che amarezza

No, purtroppo. È questa la risposta breve alla domanda se consiglierei la lettura di Billy Summers di Stephen King, uscito in Italia grazie a Sperling & Kupfer con il medesimo titolo dell’opera originaria. Sono state 700 pagine che si sono trascinate con grande fatica, perdendo gradualmente di mordente e di credibilità, con scelte di trama discutibili e una sensazione di noia persistente. L’ultimo lavoro di King che avevo letto era stato 22/11/63 (11/22/63), che mi aveva lasciato una discreta impressione generale, seppur con una seconda parte deludente e un finale non all’altezza delle aspettative.

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