Recensione Giù nella valle di Paolo Cognetti: breve e dimenticabile

Corregionali della Valsesia non inalberatevi: basta un’ora per leggervi Giù nella valle e scoprire che il vero problema del lavoro di Paolo Cognetti non è la mancanza di rispetto per i vostri luoghi e abitanti. Così come per La felicità del lupo, anche con la nuova fatica dell’autore milanese ho chiuso l’ultima pagina chiedendomi se Cognetti abbia ancora qualcosa da raccontare o si limiti al compitino per proseguire la propria carriera senza troppo sforzo.

Trama di Giù nella valle in una frase (anche perché sennò diventa più lunga del romanzo) – La guardia forestale Luigi deve fare i conti col ritorno al paese del burrascoso fratello minore Alfredo, fuggito in Canada a fare il taglialegna: la scusa dell’incontro è burocratica ovvero una proprietà da sistemare, la ferita fresca è il suicidio del padre.

Bastano il titolo e anche un po’ la copertina per capire subito che Giù nella valle abbia tutto ciò che ci si può aspettare da un romanzo di Cognetti: montagna, natura, probabilmente anche gli animali. Serve solo una pagina per ritrovare la bella scrittura dell’autore e lo stile asciutto e diretto, i personaggi ruvidi e talvolta macchiettistici. In pochi capitoli (e si è già quasi a metà del volume) ecco anche la nota superficialità nel dedicarsi all’universo femminile, con le donne che sono solo strumenti, contorno, come dimostrato bene dal tentativo a mia sensazione fallito di dare un po’ di peso e tridimensionalità a Elisabetta detta Betta, la moglie di Luigi.

Ho apprezzato il primo capitolo con protagonista canino e la chiusa arborea e anche le scene più d’azione (no spoiler) che ben accompagnano il gioco di avvicinamento e allontanamento dei due fratelli. In generale, tutto scivola via velocissimo lasciando storia e personaggi solo sfiorati: forse meglio così, perché si può fare surf anche su una pozzanghera, ma solo se si ha il giusto abbrivio. Difficile sviluppare in circa 100 pagine temi primitivi e dolorosi come la redenzione, i conflitti fraterni e soprattutto la spaventosità della vita in luoghi remoti e immobili.

Il voto finale è quindi negativo, salvato dal baratro grazie alla scelta dei punti di vista, dall’estrema brevità e da una scrittura piacevole. Temo però che Cognetti rischi di aver terminato ciò che ha da raccontare dopo l’enorme e meritato successo de Le otto montagne.

Voto: 5/10

Dopo averlo letto, ho ascoltato Giù nella valle su Audible, letto dall’autore stesso e il risultato è sensibilmente migliore, ma l’insoddisfazione rimane. Ad ogni modo, vista anche la brevità, tra libro e audiolibro consiglio il secondo.

Un pensiero riguardo “Recensione Giù nella valle di Paolo Cognetti: breve e dimenticabile”

  1. Mi ha lasciato un senso di incompletezza, di vuoto, di appena accennato. E davvero insopportabile la scelta di non racchiudere i dialoghi tra le virgolette o i caporali. Un piattume grafico incomprensibile.

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