Dato che ogni anno leggo e recensisco l’appena annunciato vincitore del Premio Strega e che nel 2026 mi era capitato di averlo già trattato qualche mese prima, ho scelto di dedicarmi a uno dei finalisti. Della rosa, la proposta che mi aveva incuriosito di più era senza dubbio Vedove di Camus di Elena Rui, pubblicato da L’Orma. Terminata la lettura, non posso che confermare le buone sensazioni della vigilia, anche se rimane qualche voglia insoddisfatta.
Continua a leggere “Recensione Vedove di Camus di Elena Rui (e sulla cautela)”Recensione Gli ultimi sei di Akinari Asakura: il peso dei giudizi
Prosegue l’esplorazione dei casi letterari giapponesi con Gli ultimi sei, scritto da Akinari Asakura e tradotto da Federica Lippi in italiano per Feltrinelli. Segnalato in bella mostra sul sito ufficiale dell’editore, questo romanzo gravita attorno a un’idea di partenza molto solida e molto semplice. Il passo è quello del mystery thriller nipponico, con tanti indizi da raccogliere per arrivare a una soluzione finale, ma la traccia sotterranea è molto profonda.
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Doveva intitolarsi in modo coerente all’originale Una lunga domenica di fidanzamento da Un long dimanche de fiançailles invece in italiano è stato tradotto in Una lunga domenica di passioni, che mi pare davvero un po’ stucchevole. Gran peccato, ma poco importa, perché non cambia la sostanza di un romanzo meraviglioso, crudele, insolito nel mescolare generi e con un finale molto potente. L’autore è il francese Sébastien Japrisot – di origini italiane, il suo vero nome era Jean-Baptiste Rossi – da noi si trova ormai solo nei mercatini. E infatti proprio in un mercatino l’ho recuperato con grande gioia.
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Voltata l’ultima pagina de La vita giovane di Mattia Insolia, sono ritornato a rileggere alcune parti iniziali come spesso faccio e mi sono ritrovato con ancora più dubbi. Probabilmente è per deformazione professionale, ma ho percepito alcune discrepanze nella costruzione dell’universo narrativo che mi hanno accompagnato per una buona parte del romanzo e che mi hanno un po’ staccato dal flusso della storia.
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Avete presente quello sketch ormai abusato dell’avventore al ristorante stellato che riceve una microporzione di pasta, la finisce in un boccone e quindi dice: “Va bene, è cotta, si può scolare“. È circa questa la sensazione alla fine della lettura de Il custode di Niccolò Ammaniti, un lavoro che basa le proprie fondamenta su un’idea curiosa e su un finale d’effetto, ma che patisce una brevità esagerata che lascia insoddisfatti, dato che si rimane troppo in superficie in ogni ambito dalla costruzione dei personaggi ai vari loro epiloghi, dalla prosa alle tante tematiche introdotte. Ed è un gran peccato.
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L’aspetto che ho più apprezzato di Project Hail Mary di Andy Weir è che pur essendo una storia di pura fantascienza, trova il suo più profondo svolgimento nei dialoghi, nella scoperta dell’altro (estremo altro, in questo caso) e nell’espressione dei sentimenti. Mancano pochi giorni al debutto della pellicola cinematografica, ma nulla vieta che questo romanzo possa ricevere una efficacissima trasposizione teatrale, con gli elementi visivi che possono essere appena accennati, persino disegnati su uno sfondo statico, perché non cambierebbe il vero nucleo di questo lavoro.
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Preoccuparsi per gli altri è umano e fino a un certo limite è anche amorevole, ma spesso si dimentica che ci sono punti di vista che sono, anzi devono essere diametralmente opposti. E se capita, non muore mica nessuno. Furukura Keiko ha 36 anni, non ha un partner, figuriamoci una prole e rifugge come fosse veleno dalla vita sociale, fa un lavoro che la maggior parte delle persone trova deprimente e vive in un appartamento fatiscente. Eppure, a lei sta bene così, per la miseria, e non fa certo male a nessuno: no, non le è permesso, qualcuno deve sempre metterci il naso e intervenire. Ecco La ragazza del convenience store di Sayaka Murata, edito in Italia da Edizioni E/O con la traduzione di Gianluca Coci.
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Ho iniziato I convitati di pietra (Einaudi) colmo di speranza, dato che arrivavo da una serie di romanzi deludenti e per fortuna Michele Mari non mi ha tradito nemmeno questa volta. Questa storia breve, in quanto a pagine, e lunghissima, in quanto a periodo temporale narrato, mi ha intrattenuto per una settimana circa di letture serali e dopo qualche indispensabile giorno di sedimentazione eccoci con la recensione.
AGGIORNAMENTO – I convitati di pietra è il romanzo vincitore del Premio Strega 2026.
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Ho scelto di leggere La luce degli incendi a dicembre per il meraviglioso titolo, senza volermi anticipare niente della trama e senza nemmeno soffermarmi un granché sull’autore, Matteo Bussola. Mi capita spesso di approcciarmi a un romanzo a scatola chiusa, cercando di farmi attrarre da suggestioni visive tra gli scaffali delle librerie oppure chiedendo consigli agli amici senza però ricevere alcun dettaglio sulle storie. A volte va bene, a volte no, come in questo caso.
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Era da (molto) tempo che avevo in lista lettura La neve se ne frega, primo romanzo del poliedrico Luciano Ligabue. Il momento è arrivato durante le vacanze natalizie e devo anticipare che sono rimasto piuttosto soddisfatto: una buona sorpresa, che testimonia come chi non nasce romanziere – vedi per esempio Antonio Albanese con la sua Strada giovane – può produrre una storia ben confezionata, al netto di qualche sbavatura e passaggi interlocutori.
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