NAUFRAGAR

  • Recensione L’Avversario di Carrère – storie vere ma inverosimili (e narcisismo)

    L’Avversario di Emmanuel Carrère è uno dei più fulgidi esempi di storie-vere-ma-inverosimili, un intreccio che si faticherebbe ad accettare se fosse un prodotto di fiction. Eppure è un’intera esistenza successa per davvero e trascinata attraverso i decenni con una successione di eventi che solo in apparenza sembrano anacronistici. Questo cosiddetto romanzo-verità ha ottenuto un grande successo non solo oltralpe, ma mi ha lasciato una sensazione finale amara, non solo per via delle atrocità narrate.

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  • Recensione La suora giovane di Giovanni Arpino: un piccolo capolavoro

    Bisognerebbe avere la fortuna di immergersi più spesso in letture come la La suora giovane di Giovanni Arpino (apparso con Einaudi nel 1959) perché per tre/quattro ore ci si può addentrare in una storia bilanciata, che narra uno specifico periodo storico in un’ambientazione precisa ovvero la Torino invernale e grigia a inizio boom economico post-bellico, accompagnati da una prosa raffinata ed elegante senza essere stucchevole. Arpino insegna anche come gestire un finale aperto nel migliore dei modi.

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  • Consigli per scrivere un libro: puntare alla semplicità

    Uno degli errori più comuni quando ci si approccia a scrivere un libro è quello di complicarsi la vita con una storia contorta e inutilmente complessa. Bisogna infatti sempre ricordarsi di un concetto chiave: il lettore deve capire. Deve capire cosa sta succedendo, chi stia parlando, non deve confondersi con i nomi dei personaggi e dei luoghi. Deve immergersi nell’intreccio attivando quel meraviglioso gioco che è la lettura, ovvero un’allucinazione causata da segni grafici di inchiostro stampati su parti trattate di quello che un tempo era un albero.

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  • Recensione La felicità del lupo di Paolo Cognetti e l’incompiutezza

    Avevo letto qualche anno fa Sofia si veste sempre di nero di Paolo Cognetti non riuscendo a entrare in alcuna empatia con la protagonista, anzi trovandola spesso detestabile: il che non sarebbe un contro (vedi il discorso su Stoner), ma non credo proprio fosse nei progetti dell’autore stimolare questi sentimenti. Al netto di un capitolo finale calante, che non concludeva in modo efficace i discorsi aperti, avevo apprezzato molto la scrittura così fluida di Cognetti e così ho deciso di ritentare con La felicità del lupo, edito da Einaudi. Il sapore dopo l’ultima pagina, però, è agrodolce.

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  • Creare una trama di un romanzo con la tecnica a espansione

    Creare la trama di un romanzo non è semplice, perché si possono avere troppe idee da ordinare oppure perché sono presenti ancora svariati buchi da sistemare. Uno degli errori più comuni di romanzieri in erba (ma anche di quelli ben collaudati) è quello di iniziare subito la scrittura senza troppa preparazione, con il risultato di perdersi e allungare di molto il lavoro. Uno dei metodi di scrittura più semplici è quello che si potrebbe chiamare “a espansione”, che è davvero molto semplice da mettere in pratica e può aiutare a rimanere aderenti a ciò che si vuole raccontare senza naufragare.

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  • Recensione di Morsi di Marco Peano (e i finali frettolosi)

    Morsi è la seconda fatica letteraria di Marco Peano, che dopo il successo del 2015 con il pluri-premiato L’invenzione della madre (Minimum Fax), si è rimesso alla prova con una storia inaspettata e molto piemontese nella location e anche nel linguaggio. Come credo buona parte dei lettori, anche io sono rimasto sorpreso della svolta della trama già dopo pochi capitoli e ho di certo apprezzato il grosso coraggio dell’autore, anche se all’ultima pagina sono affiorati molti dubbi.

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  • Recensione Per mia colpa di Piergiorgio Pulixi (e i dettagli sospesi)

    Mi sono talvolta imbattuto nel nome di Piergiorgio Pulixi tra segnalazioni di librerie, premi letterari e recensioni (sempre piuttosto entusiaste) e ho così deciso di leggere un suo lavoro. Ho pescato il recente Per mia colpa, edito da Mondadori, un noir che si concentra soprattutto sul lato psicologico dei protagonisti, in modo particolare sull’universo femminile. La lettura è stata gradevole, anche se un alcuni elementi della trama non mi hanno convinto.

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  • Il coraggio di creare un vero personaggio – Stoner di John Edward Williams

    Il grande problema di molti autori è quello di avere paura di creare un personaggio vero e autentico, che non sia sempre per forza affascinante e puro, ma che sia anche in grado di compiere azioni deplorevoli e che risulti persino detestabile. Al contrario, è ormai prassi confezionare un protagonista che sia di bell’aspetto, acculturato, carico di charme e con una parte di oscurità ben protetta da scuse varie (infanzia disagiata, traumi devastanti, ecc…). Qualcosa che mette una noia terrificante solo a immaginarlo, ma per fortuna ci sono esempi in letteratura che mostrano come si possa apprezzare molto un romanzo con un protagonista che innervosisce dalla prima all’ultima pagina, che si vuole quasi scuotere e strattonare, che annoia anche: mi sto riferendo a Stoner di John Edward Williams.

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  • Recensione di Benvenuti ad altrove di Gabrielle Zevin

    Consiglierei la lettura di Elsewhere di Gabrielle Zevin, uscito in Italia con Sperling & Kupfer con il titolo di Benvenuti ad altrove (traduzione di Chiara Brovelli), a chi cerca una storia delicata e ovattata, per mettere un po’ di pace in questo periodo storico così complicato. Questo romanzo si può incasellare in una categoria trasversale che abbraccia anche la pittura e che si definisce come realismo magico, visto che introduce elementi appunto magici all’interno di un contesto realistico. Non sono un grande amante di questo genere, ma ho apprezzato questa lettura per il tono e per il ritmo, ben aderente all’economia della storia narrata.

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  • Recensione Billy Summers di Stephen King, che amarezza

    No, purtroppo. È questa la risposta breve alla domanda se consiglierei la lettura di Billy Summers di Stephen King, uscito in Italia grazie a Sperling & Kupfer con il medesimo titolo dell’opera originaria. Sono state 700 pagine che si sono trascinate con grande fatica, perdendo gradualmente di mordente e di credibilità, con scelte di trama discutibili e una sensazione di noia persistente. L’ultimo lavoro di King che avevo letto era stato 22/11/63 (11/22/63), che mi aveva lasciato una discreta impressione generale, seppur con una seconda parte deludente e un finale non all’altezza delle aspettative.

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