Il coraggio di creare un vero personaggio – Stoner di John Edward Williams

Il grande problema di molti autori è quello di avere paura di creare un personaggio vero e autentico, che non sia sempre per forza affascinante e puro, ma che sia anche in grado di compiere azioni deplorevoli e che risulti persino detestabile. Al contrario, è ormai prassi confezionare un protagonista che sia di bell’aspetto, acculturato, carico di charme e con una parte di oscurità ben protetta da scuse varie (infanzia disagiata, traumi devastanti, ecc…). Qualcosa che mette una noia terrificante solo a immaginarlo, ma per fortuna ci sono esempi in letteratura che mostrano come si possa apprezzare molto un romanzo con un protagonista che innervosisce dalla prima all’ultima pagina, che si vuole quasi scuotere e strattonare, che annoia anche: mi sto riferendo a Stoner di John Edward Williams.

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Recensione di Benvenuti ad altrove di Gabrielle Zevin

Consiglierei la lettura di Elsewhere di Gabrielle Zevin, uscito in Italia con Sperling & Kupfer con il titolo di Benvenuti ad altrove (traduzione di Chiara Brovelli), a chi cerca una storia delicata e ovattata, per mettere un po’ di pace in questo periodo storico così complicato. Questo romanzo si può incasellare in una categoria trasversale che abbraccia anche la pittura e che si definisce come realismo magico, visto che introduce elementi appunto magici all’interno di un contesto realistico. Non sono un grande amante di questo genere, ma ho apprezzato questa lettura per il tono e per il ritmo, ben aderente all’economia della storia narrata.

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Recensione Billy Summers di Stephen King, che amarezza

No, purtroppo. È questa la risposta breve alla domanda se consiglierei la lettura di Billy Summers di Stephen King, uscito in Italia grazie a Sperling & Kupfer con il medesimo titolo dell’opera originaria. Sono state 700 pagine che si sono trascinate con grande fatica, perdendo gradualmente di mordente e di credibilità, con scelte di trama discutibili e una sensazione di noia persistente. L’ultimo lavoro di King che avevo letto era stato 22/11/63 (11/22/63), che mi aveva lasciato una discreta impressione generale, seppur con una seconda parte deludente e un finale non all’altezza delle aspettative.

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Recensione La stanza degli ospiti di Dreda Say Mitchell

Il titolo del thriller Spare Room scritto da Dreda Say Mitchell nel 2019 è stato tradotto letteralmente ne La stanza degli ospiti e non poteva essere altrimenti visto che è proprio una camera il centro di tutto l’intreccio narrativo. Dopo una serie di letture di genere sottotono ecco un’altra storia che lascia più dubbi che soddisfazioni.

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Recensione de Il problema della cella 13 di Jacques Futrelle

La velocissima lettura del racconto Il problema della cella 13 è valsa l’occasione per scoprire da vicino un autore molto interessante come Jacques Futrelle, scomparso davvero troppo presto e in circostanze più che sfortunate (vedi ultima parte). Viste le poche pagine sarà una recensione piuttosto breve: la trama vede il brillante Professor Van Dusen alias La Macchina Pensante lanciare una sfida all’apparenza impossibile ovvero farsi rinchiudere in una cella di un carcere di massima sicurezza e evadere entro una settimana utilizzando nient’altro che il proprio intelletto e soluzioni logiche che la maggior parte delle menti non considererebbe mai.

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Recensione Il destino dell’orso di Dario Correnti

Il destino dell’orso edito da Mondadori è un thriller scritto a quattro mani, dato che dietro Dario Correnti dovrebbero nascondersi Andrea Accorsi e Massimo Centini e immagino che lo pseudonimo derivi da acCORRsi + cENTIni. La lettura di questo romanzo non mi ha soddisfatto un granché, perché a livello tecnico presenta molte debolezze e opta per scelte che non aiutano a empatizzare con i personaggi e di rimanere aderenti alla storia.

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Recensione L’Ultimo treno della Patagonia di Paul Theroux

Fatico a comprendere il disappunto espresso da svariati lettori che si sono approcciati a The Old Patagonian Express di Paul Theroux, uscito in Italia con il titolo L’ultimo treno della Patagonia, subendo sin dalle prima pagine la voce del tutto particolare dell’autore, l’io narrante. Non è infatti detto che la narrativa di viaggio, di un viaggio avvenuto per davvero, richieda necessariamente uno sviluppo votato alla continua espressione di meraviglia e di incredulità, magari ricamando in modo stucchevole la prosa. Quella è infatti materia di chi vuole ostentare le proprie esperienze e/o le vuole trascendere dalla realtà.

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Recensione Autunno tedesco di Stig Dagerman

La scrittura di un reportage è una delle arti più difficili del mondo del giornalismo perché può capitare che l’autore cada nella vanità di porsi in primo piano rispetto a ciò che dovrebbe invece raccontare: qualcosa che accade di frequente anche negli articoli tradizionali e nelle interviste, ma che nell’ambito di una cronaca di viaggio o, peggio, di una situazione bellica risulta ancor più aberrante.

Non è il caso dell’encomiabile lavoro svolto dallo scrittore svedese Stig Dagerman a seguito del viaggio nelle rovine della Germania dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, dal 15 ottobre al 10 dicembre 1946. Pubblicato a puntate dal dicembre del ’46 al successivo aprile ’47 sul quotidiano Expressen, diventò poi il volume unificato col titolo Tysk höst ovvero Autunno tedesco poco dopo, a maggio. Ho letto la traduzione italiana a opera di Massimo Ciavarolo pubblicata dalla casa editrice Lindau.

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Recensione Due Vite di Emanuele Trevi, vincitore Premio Strega 2021

Vale la pena investire un paio d’ore per leggere Due Vite di Emanuele Trevi, vincitore del Premio Strega 2021 ed edito da Neri Pozza. Si può immaginare un lavoro colossale per esplorare due intere esistenze, ma non è affatto lo scopo di questo volume che infatti si concentra a raccontare il rapporto tra l’autore e due tra i suoi più cari amici (e colleghi) come Pia Pera e Rocco Carbone, entrambi scomparsi prematuramente.

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Recensione La casa senza ricordi di Donato Carrisi

A dimostrazione del successo ormai internazionale di Donato Carrisi, il nome dell’autore è ben più grande del titolo del suo ultimo romanzo (definito come) thriller ovvero La casa senza ricordi, edito da Longanesi; non è troppo avventato immaginare che una vasta percentuale di lettori acquisti il libro proprio per chi lo ha scritto, “andando sul sicuro”. Ed è in buona parte qui il problema di quest’opera.

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