Era da (molto) tempo che avevo in lista lettura La neve se ne frega, primo romanzo del poliedrico Luciano Ligabue. Il momento è arrivato durante le vacanze natalizie e devo anticipare che sono rimasto piuttosto soddisfatto: una buona sorpresa, che testimonia come chi non nasce romanziere – vedi per esempio Antonio Albanese con la sua Strada giovane – può produrre una storia ben confezionata, al netto di qualche sbavatura e passaggi interlocutori.
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Recensione Il quadro completo di Fabio Galli (e l’importanza del ritmo della narrazione)
Nella palette delle varianti del genere thriller ho sempre considerato quelli psicologici appena un mezzo passo dietro a quelli giudiziari, che rimangono a tutt’oggi i miei preferiti. Il teatro delle aule di tribunale rimane a mio avviso un terreno ostico, da affrontare con attenzione, ma non che lo sia meno il viaggio nella mente di vittime, carnefici, testimoni e comparse. In quest’ultimo caso, infatti, la vicenda da risolvere è tanto importante quanto la costruzione dei personaggi, dei loro vissuti, dei loro chiaroscuri. Gira attorno a tutto questo anche Il quadro completo di Fabio Galli – che ringrazio per avermi inviato il suo lavoro. Questa recensione è una buona occasione per parlare di ritmo della narrazione.
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Ho compiuto il grave errore di lasciar passare troppi giorni dalla fine della lettura di Mimica di Sebastian Fitzek prima di scriverne la recensione e mi sono reso conto di star iniziando a dimenticarne i dettagli e molti passaggi. Ho dovuto così ricorrere a un piccolo ripasso degli appunti presi man mano, delle evidenziazioni sull’ereader e tutto è tornato chiaro. Eppure, proprio quest’ombra che è calata repentina sull’ultimo thriller dell’autore best-seller tedesco ha posto l’attenzione sul suo più grande limite: è una storia scritta in modo molto calibrato, forse troppo.
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Ci ho messo metà romanzo a rendermi conto che quell’Antonio Albanese, autore di La strada giovane, era proprio il celebre e poliedrico attore, regista e comico noto per i tanti personaggi di grande successo su piccolo e grande schermo. Anticipo un po’ del finale di questa recensione: bravo, è stata una lettura piuttosto soddisfacente, anche se mi sono segnato un paio di osservazioni.
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Avevo corpose aspettative su Almeno tu, ultimo romanzo di Carlo Lucarelli. Un po’ perché è un autore che apprezzo moltissimo (come narratore a tutto tondo), un po’ perché le ultime letture sono state molto deludenti. La prima parte di questo breve romanzo è a mio avviso la migliore, la più consapevole e anche dolorosa. L’ampia porzione centrale è scivolata via con poco mordente e un po’ di confusione. La fine è forse più amara che insoddisfacente.
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Titolo intrigante quello scelto da Valeria Roma per il suo romanzo edito da Eretica Edizioni: Algoritmia, perché è brevissimo, è una parola sola ed è peraltro anche un neologismo, che però trova perfettamente senso nella storia raccontata (e lo stesso vale anche per la copertina e i suoi dettagli).
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Terminando L’educazione delle farfalle, è emersa una considerazione piuttosto netta: Donato Carrisi viene definito un autore di thriller psicologici, ma credo che i suoi lavori siano infusi in modo sempre più predominante da caratteristiche fantasy. Non tanto nelle ambientazioni quanto proprio nelle fondamenta che reggono la struttura principale delle storie, che richiedono al lettore di accettare requisiti e verità che sconfinano dalla realtà di carne, sangue e ossigeno e trovano spazio in una atmosfera parallela. A prescindere da dettagli e piccole deviazioni a sfondo magico – altra tradizione fantasy dei suoi romanzi – Carrisi chiude (o, meglio, non chiude) il cerchio degli eventi narrati con spiegazioni e avvenimenti lontani dalla verosimiglianza.
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Ero conscio che la recensione di Come d’aria di Ada D’Adamo sarebbe stata molto complicata e i motivi sono principalmente due, ovvero la debordante quantità di dolore impressa in ognuna delle 144 pagine del memoir e, soprattutto, la tragica scomparsa dell’autrice, circa tre mesi prima dell’annuncio della vittoria del Premio Strega 2023, che inevitabilmente può influire in modo preponderante sul giudizio di un’opera del genere. Per questo motivo cercherò invece di rimanere aderente al lavoro, perché credo che sia più rispettosi essere sinceri invece che ampollosamente misericordiosi.
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Mi sono talvolta imbattuto nel nome di Piergiorgio Pulixi tra segnalazioni di librerie, premi letterari e recensioni (sempre piuttosto entusiaste) e ho così deciso di leggere un suo lavoro. Ho pescato il recente Per mia colpa, edito da Mondadori, un noir che si concentra soprattutto sul lato psicologico dei protagonisti, in modo particolare sull’universo femminile. La lettura è stata gradevole, anche se un alcuni elementi della trama non mi hanno convinto.
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Ho letto in lingua originale Before the fall di Noah Hawley (Little, Brown & Company) uscito in Italia con Einaudi con il titolo Prima di cadere e con la traduzione di Marco Rossari. Avevo acquistato questo volume tempo fa, molto tempo fa, in un aeroporto poco prima di imbarcarmi; ho poi scoperto dopo averlo letto che l’autore è noto per essere il creatore della celebre serie televisiva Fargo. Che tipo di storia è? Si scrive sia un mystery thriller visto che si muove a cavallo delle due categorie, basando tutta la narrazione su un fatto che si scopre gradualmente, ma delle due facce la prima è la più vicina alla realtà.
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