Recensione Prima di cadere di Noah Hawley

Ho letto in lingua originale Before the fall di Noah Hawley (Little, Brown & Company) uscito in Italia con Einaudi con il titolo Prima di cadere e con la traduzione di Marco Rossari. Avevo acquistato questo volume tempo fa, molto tempo fa, in un aeroporto poco prima di imbarcarmi; ho poi scoperto dopo averlo letto che l’autore è noto per essere il creatore della celebre serie televisiva Fargo. Che tipo di storia è? Si scrive sia un mystery thriller visto che si muove a cavallo delle due categorie, basando tutta la narrazione su un fatto che si scopre gradualmente, ma delle due facce la prima è la più vicina alla realtà.

Trama di Prima di cadere in poche righe – Il fatto in questione è un incidente (di un piccolo) aereo diretto -scelta geniale comprarlo prima di un imbarco- verso Martha’s Vineyard, che si schianta nell’oceano pochi minuti dopo il decollo da New York. Gli unici due superstiti sono il protagonista Scott Burroughs, pittore dal passato e presente piuttosto travagliati, e un bambino di quattro anni, che sopravvivono quasi miracolosamente non solo all’ammaraggio, ma anche al complesso ritorno a nuoto sulla terraferma. Che cosa è successo? È un normale incidente? Scott è coinvolto in qualche modo, essendo peraltro specializzato nella rappresentazione pittorica proprio di disastri? Tutte queste risposte arriveranno in modo graduale nelle 450 pagine circa di cui è composto.

Scritto in passato remoto in terza persona con uno stile molto visivo e con dialoghi a tratti molto fitti, questo romanzo sembra già pensato per essere trasporto (come, sembra, poi sarà a breve) sul grande schermo. Nei vari capitoli si approfondiscono i vari occupanti dello sfortunato volo. Lo stile di Hawley è lineare, una scrittura pulita al servizio di una storia che lascia molto amaro in bocca per come bene parte e come, purtroppo, va a finire. E non mi riferisco alla trama (vedi sotto parte con spoiler) quanto all’appesantirsi gradualmente di paragrafi e dettagli che annacquano un ritmo altrimenti ben costruito, distogliendo spesso l’attenzione da ciò che veramente è importante e non portando elementi utili, ma anzi facendo calare la tensione ovvero il sentimento più importante da mantenere nel lettore, per un romanzo di questo tipo. Per questo motivo ho trovato la fine deludente per come è stata trattata ed è un grande peccato; inoltre, ho riscontrato un possibile piccolo buco di trama (vedi parte spoiler sotto).

He surfaces, shouting. It is night.

È godibile la prima metà della storia, in modo particolare la parte iniziale con i due superstiti riescono a ritornare con grande fatica a riva. L’autore ha creato un protagonista molto vivo, Scott appunto, che ben bilancia luce e oscurità, che crea zone di penombra che lasciano il lettore con molti dubbi che poi verranno in buona parte risolti. Ho apprezzato le tematiche che riguardano l’avidità che può diventare più forte del dolore di un lutto e l’atteggiamento carnivoro dei media. Talvolta si sfocia nella noia nei capitoli di alcuni passeggeri.

Per questo motivo il giudizio è appena sufficiente, ma non troppo positivo con una media di 8 della prima parte e 4 della seconda si ottiene

Voto: 6/10

Ora la foto del libro nella sua versione originale e poi via di spoiler, quindi se volete leggerlo non proseguite oltre.

Recensione Prima di cadere con spoiler

Non si può che iniziare con un commento sul finale e sulla natura di questo romanzo, ricollegandoci dunque con l’inizio. La costruzione della storia è quella tipica di un mystery thriller, dunque con un evento che si scopre piano piano, le verità che vengono snocciolate capitolo dopo capitolo, magari cambiando anche punti di vista come in questo caso con i vari membri dell’equipaggio / passeggeri. Tuttavia, la tensione si allenta in modo troppo netto nella seconda parte del romanzo, dove le divagazioni e le lungaggini di episodi poco utili frenano l’interesse. Quasi come se l’autore avesse dovuto completare un tot predefinito di capitoli e si fosse trovato nell’incombenza di diluire un po’ troppo.

Il finale è, ahimè, in perfetto stile anticlimax perché è chiaro dove si sarebbe andato a parare, con il copilota sempre più spostato verso la parte della lavagna deputata ai cattivi fino al velo tolto dalla “verità” di un gesto estremo con la più banale delle motivazioni. Negli ultimi capitoli tutt’altro che terrific è insomma chiaro tutto, non c’è più niente da scoprire e, per quanto mi riguarda, ho sperato in un guizzo finale improvviso, che non c’è stato.

Ultima riflessione: ho trovato poco credibile l’improvviso ricordo da parte di Scott della caduta durante l’intervista con Bill Cunningham. Sembra troppo generoso pensare che abbia ricostruito i pezzi mancanti nel 36esimo capitolo dopo il colloquio con l’investigatore Gus. Voglio credere che Scott avesse in realtà tutto in mente sin da (quasi) l’inizio del romanzo, decidendo di mentire e di tenersi per se la verità, forse per rispetto dei morti innocenti. Attendo commenti se qualcuno ha altre ipotesi.

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