convitati di pietra

Recensione I convitati di pietra di Michele Mari, una storia divertente (Premio Strega 2026)

Ho iniziato I convitati di pietra (Einaudi) colmo di speranza, dato che arrivavo da una serie di romanzi deludenti e per fortuna Michele Mari non mi ha tradito nemmeno questa volta. Questa storia breve, in quanto a pagine, e lunghissima, in quanto a periodo temporale narrato, mi ha intrattenuto per una settimana circa di letture serali e dopo qualche indispensabile giorno di sedimentazione eccoci con la recensione.

AGGIORNAMENTOI convitati di pietra è il romanzo vincitore del Premio Strega 2026.

Trama de I convitati di pietra in una frase – gli ex alunni della III A si ritrovano ogni anno al 22 luglio per una cena e fanno la conta di chi è rimasto: gli ultimi tre sopravvissuti riceveranno il malloppo frutto di uno speciale investimento collettivo maturato e accresciuto nel corso dei decenni.

La formula è molto semplice, c’è chi lo considera uno Squid Games non così cruento, ma a me è venuto in mente anche il vecchio telefilm Highlanders visto che la formula è sempre quella del “ne rimarrà soltanto uno”. In questo caso ne rimarranno tre (o no?), ma il senso è lo stesso. Non sono un grande amante dei romanzi che coprono un’intera vita, perché mi mettono sempre un po’ di angoscia e inquietudine. Questo ne mette assieme addirittura trenta di vite, che per ovvie ragioni non vengono descritte nei minimi dettagli, ma sono solo pennellate di colore molto vivido. A volte anche un po’ troppo saturato, ma credo sia indispensabile visto che le pagine a disposizione di ogni personaggio non possono che essere una manciata. Si parte dal 22 luglio 1975 e si arriva in un futuro piuttosto remoto, quando gli ultimi superstiti (no spoiler) saranno ultranovantenni. Attraverso i decenni, succede di tutto, ma non ve lo anticipo perché altrimenti tanto vale leggerlo questo romanzo.

Ho particolarmente apprezzato l’estrema precisione nel riportare gli indirizzi delle abitazioni e dei fatti, tanto che Milano è senza dubbio il 31esimo compagno di classe. Credo sia stata una saggia decisione da parte di Mari quella di non soffermarsi troppo su eventuali cambi della società, dettagli e vaticini sui decenni che verranno perché sarebbe stato rischioso. Ma soprattutto perché non avrebbe avuto molto senso ai fini di questa storia.

Alcuni recensori che stimo hanno commentato qualcosa tipo: si è divertito più l’autore a scriverlo che io a leggerlo. Dissento, ho riso spesso e volentieri, c’è molta ironia sottile e scene brillanti. Non mancano passaggi grotteschi e uscite volutamente un po’ fuori dalle righe, che più volte mi hanno fatto pensare a Fantozzi di Paolo Villaggio (sia chiaro, è un gran complimento).

Voto: 7/10

Ci sono anche molte pagine più interlocutorie e vagamente noiose, che mi sono parse più riempitive che funzionali e ci sono “uscite di scena” un po’ tirate per i capelli. Però il giudizio rimane più che positivo e il finale mi ha convinto appieno, risultando coerente con i sentieri intrapresi fino a quel momento.

Piccolo riepilogo delle precedenti recensioni dei vincitori del Premio Strega:

Per quanto mi riguarda, dei sei vincitori apparsi in questo sito, I convitati di pietra si piazza appena dietro Due vite.

4 pensieri riguardo “Recensione I convitati di pietra di Michele Mari, una storia divertente (Premio Strega 2026)”

  1. Ho letto i Convitati di Pietra con gran fatica, è un libro noioso, ripetitivo, patetico. Mi è parso più un esercizio di memoria dello scrittore che evidentemente ha voluto sfoggiare la sua competenza su fumetti e filmografia attraverso uno dei personaggi. Per non parlare della meticolosità su indirizzi, civici, chiese, se un lettore non è di Milano non riesce nemmeno a collegare i riferimenti. Non parliamo poi del finale… Se vincesse lo Strega il premio perderebbe della sua credibilità, non è un libro da premiare e nemmeno da sestina finale.

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  2. Non capisco come un libro cosi abbia potuto vincere un premio. Completamente campato in aria. Ne avevo letto una ventina di pagine prima di abbandonarlo, l’ho ripreso dopo aver saputo del premio pensando che forse sarebbe migliorato, invece niente, proprio una fatica arrivarci in fondo. Trama inverosimile, una montagna di dettagli inutili e questa ossessione per Gene Hackman che non aggiunge nulla anzi. E potrei continuare

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  3. Ho iniziato a leggere “ I convitati di pietra” con grande slancio e curiosità per l’argomento. Non nego il valore del libro originale per il tema e per scrittura , però la lettura è’ ostacolata da tutti quei particolari ripetuti in maniera ossessiva , non utili al contesto che distraggono e stancano ma forse sono indispensabili alle modalità espressive autoreferenziali dell’autore. Poi certo si ride e si rabbrividisce e sembra di sentire in sottofondo la voce comico-grottesca – distruttiva di Fantozzi soffermarsi sulle miserie umane dei personaggi, ridicolizzate con sapienza. Bello l’epilogo: il vincitore, il più longevo , e’ quello con più “fissazioni” o forse passioni?

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