Recensione Due Vite di Emanuele Trevi, vincitore Premio Strega 2021

Vale la pena investire un paio d’ore per leggere Due Vite di Emanuele Trevi, vincitore del Premio Strega 2021 ed edito da Neri Pozza. Si può immaginare un lavoro colossale per esplorare due intere esistenze, ma non è affatto lo scopo di questo volume che infatti si concentra a raccontare il rapporto tra l’autore e due tra i suoi più cari amici (e colleghi) come Pia Pera e Rocco Carbone, entrambi scomparsi prematuramente.

Mi sono approcciato a questa lettura senza eccessive aspettative, ma sono bastate poche pagine per sentirmi a proprio agio in questa prosa elegante senza essere troppo artefatta, con un largo uso di elenchi di momenti e di esperienze, che risultano efficaci per riassumere anni interi in poche pagine, attraverso poche, necessarie e essenziali pennellate. Dopo un inizio in cui le due vite – anzi, le tre vite, compresa quella dell’autore – condividono gli stessi paragrafi, il libro prosegue in buona sostanza a capitoli alternati, passando dai giorni più felici a quelli più difficili, fino ai due epiloghi.

Rocco scompare all’improvviso, a seguito di un incidente in moto, mentre stava lavorando a un romanzo poi uscito postumo (Per il tuo bene, Mondadori, 2009) proprio grazie all’intervento di Trevi. La morte di Pia è meno repentina e, per questo, più dolorosa con la comparsa della sclerosi laterale amiotrofica sublimata ne Al giardino ancora non l’ho detto (Ponte alle Grazie, 2016) emblema dell’ultima stagione della scrittrice, votata alla passione per botanica e giardinaggio. Ma non c’è solo tristezza e struggimento, anzi al contrario le parole di Trevi si muovono delicate fino anche a toccare registri più spensierati e divertenti, 144 pagine preziose. Una dimostrazione di come sia possibile, anzi necessario, muoversi in modo equilibrato tra i vari stati d’animo; qualcosa che manca a tanti romanzi, come nel caso de La casa senza ricordi di Carrisi.

Credo che Due vite inviterà molti lettori ad approfondire su Pia Pera e Rocco Carbone, di sicuro io lo farò. E su questo non ho altro da dire, citando l’ottimo Pino Sabatelli.

Voto: 8

Anzi, una cosa c’è ancora.

Quello di fronte alla Smart dovrebbe essere l’ulivo piantato dagli amici di Rocco Carbone proprio nei pressi del luogo dell’incidente a Piazza Albania a Roma. Ritrovarlo su Google Maps mi ha dato conforto, è stato l’ultimo piccolo regalo di questo libro.

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