Pubblico con colpevole ritardo la recensione dell’ottimo nuovo lavoro di Adolfo Fantaccini, Il difensore dei sogni, che racconta la vita della colonna granata Fabrizio Poletti. Così come per 1970. Romanzo di un anno irripetibile, il calcio è l’impalcatura che sostiene un romanzo trasversale che accompagna il lettore nei decenni spaziando in tutte le sfaccettature della società dalla politica alla musica, dai costumi al pensiero comune che evolve (o regredisce?).
Trama di Il difensore dei sogni in un paragrafo – La vita di Fabrizio Poletti, dall’infanzia al debutto col calcio professionistico fino agli anni della seconda e terza età e i tempi moderni, per citare il sottotitolo: “Prodezze, drammi e gioie di una vita giocata di corsa”.
Sono un grande appassionato dei romanzi che sembrano solo in apparenza un saggio biografico su un personaggio noto di qualsiasi tipo. Si può pensare che l’argomento principe sia quello che contraddistingue la vita del protagonista e invece si scopre che sia soltanto il sentiero principale, dal quale partono diverse ramificazioni in ogni direzione. È il caso de Il difensore dei sogni, di Adolfo Fantaccini, che riprende in modo rigoroso la vita di Fabrizio Poletti, ma non si confina alla categoria “libri sul calcio”, perché sarebbe un’etichetta errata oltre che ingenerosa.
Ho scritto (e sto scrivendo ancora) molto di sport e ritengo che sia la sponda più immediata per trattare delle emozioni più ancestrali, degli istinti fondanti dell’essere umano. Qualsiasi disciplina porta con sé un intero ecosistema narrativo che – se sfruttato appieno e senza cadere nella facile retorica – può regalare grosse soddisfazioni al lettore. Se poi c’è un evento apicale allora è tutto di guadagnato. Nel caso della vita di Fabrizio Poletti, è purtroppo drammatico, ovvero la morte di Gigi Meroni, suo compagno al Torino e grande amico, rimasto ucciso da un banale (e quindi dolorosissimo) incidente stradale proprio in una delle principali arterie cittadine del capoluogo piemontese. Quel fatto contraddistingue in modo inevitabile l’esistenza di Poletti, che sopravvive per miracolo e che però si deve portare appresso quel trauma per tutto il resto dei suoi giorni.
Nonostante questo, o forse proprio grazie a questo, spreme la vita in modo ancora più intenso, non ha timore di buttarsi in nuove esperienze lavorative anche molto lontano da casa e affronta le difficoltà come il difensore che era. Anche quando gli ostacoli sembrano insormontabili: ma, hey, qui stiamo parlando di uno che ha dovuto affrontare Pelè.
Voto: 8/10
Insomma, un altro romanzo più che consigliato, anche a chi non ama il calcio. Anzi, soprattutto a chi non lo sopporta.