Recensione Mussolini il capobanda di Aldo Cazzullo

Per accompagnare un brevissimo viaggio di andata e ritorno in auto a Lione ho ascoltato l’audiolibro di Mussolini il capobanda di Aldo Cazzullo. Una scelta più che soddisfacente, perché il noto giornalista e scrittore originario di Alba è riuscito a confezionare un lavoro ben strutturato e organizzato in capitoli ragionati e bilanciati. Il sottotitolo dell’opera indirizza subito su quale sia l’obiettivo di questo saggio ovvero perché dovremmo vergognarci del fascismo.

Trama di Mussolini il capobanda in una frase – Mai come in questo periodo storico vale la pena fermarsi un attimo e ricordare i disastri di uno dei peggiori italiani della storia, un incompetente, crudele, violento e narcisista omuncolo che non ne ha combinata giusta nemmeno una (nemmeno le bonifiche).

Recensire un saggio è sempre difficile, perché si rischia di soffermarsi solo sui contenuti col risultato di realizzare un riassuntaccio dell’opera. Ma non sarà questo il caso. Su Mussolini il capobanda non c’è molto da dire se non che sia un lavoro più che apprezzabile e che mostra la professionalità di Aldo Cazzullo. Non ci sono scoop né documenti inediti, perché tutti i fatti riportati sono ampiamente recuperati da ciò che è già disponibile da decenni: il merito di Cazzullo è quello di aver organizzato la narrazione in modo godibile attorno a un concetto limpido e diretto come la lotta ai tanti luoghi comuni attorno alla figura del Duce, anzi duce, degli italiani e dell’Italia nel periodo tra la comparsa del fascismo e la sua caduta purtroppo avvenuta troppo tardi.

Questo saggio è consigliato per chi vuole rivivere un sunto dettagliato di quegli infausti decenni e per smontare i tanti stereotipi che sopravvivono ancora oggi. Viene dipinto un ritratto a tutto tondo del Pelatone, in modo particolare la sua concezione delle donne (infima, è il caso di specificarlo?), l’ambizione più forte di ogni coerenza e su tutto il concetto di violenza come unica via possibile.

Voto: 8/10

Dopo la copertina, un’ultima riflessione.

Chi si professa oggi fascista è un minus habens che crede a fragile propaganda vecchia di cent’anni oppure è un essere deprecabile che comprende e condivide i concetti del regime. Terminando la lettura (anzi, l’ascolto) di questo saggio mi sono domandato chi potrebbe leggerlo e cambiare davvero idea su Mussolini. Basta infatti un rapido giro nei commenti su questo lavoro per scoprire come i fan di Benny sputino veleno su Cazzullo oppure riducano il responso a un laconico “Sempre le solite cose”. Temo, insomma, che anche davanti a tutte queste evidenze inoppugnabili la fede rimanga salda e inscalfibile.

Ad ogni modo, non sarebbe una malvagia idea diffondere questi saggi soprattutto nel bacino di pubblico più delicato come quello scolastico.

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