Recensione de Il problema della cella 13 di Jacques Futrelle

La velocissima lettura del racconto Il problema della cella 13 è valsa l’occasione per scoprire da vicino un autore molto interessante come Jacques Futrelle, scomparso davvero troppo presto e in circostanze più che sfortunate (vedi ultima parte). Viste le poche pagine sarà una recensione piuttosto breve: la trama vede il brillante Professor Van Dusen alias La Macchina Pensante lanciare una sfida all’apparenza impossibile ovvero farsi rinchiudere in una cella di un carcere di massima sicurezza e evadere entro una settimana utilizzando nient’altro che il proprio intelletto e soluzioni logiche che la maggior parte delle menti non considererebbe mai.

Chiudetemi in qualunque cella di qualsiasi prigione, dovunque ed in ogni momento, con indosso soltanto normali abiti, ed evaderò entro una settimana

Un’ora sola dopo aver pronunciato la frase qui sopra, La Macchina Pensante entra nella cella numero 13 dell’ala più severa della prigione di Chisholm. Riuscirà a evadere? Evidentemente sì e infatti non è tanto la ricerca di un inutile colpo di scena il fulcro del racconto, quanto la scoperta di come diavolo il Professore Van Dusen riuscirà a gabbare tutti quanti. Ammetto di aver percepito un po’ di agrodolce nella soddisfazione una volta svelata la risoluzione, ma credo sia necessario approcciarsi a questa lettura ben consci della data di pubblicazione. Solo così si può respirare profondamente l’atmosfera e il ritmo dei racconti di inizio secolo scorso oltre che un personaggio costruito ad hoc per risultare tanto sagace e sicuro di sé quanto arrogante (il giusto).

Voto: 7

Non ci saranno spoiler su questo brevissimo racconto perché ogni dettaglio più del dovuto risulterebbe un atto criminale. E anche perché si legge davvero in un respiro. Vorrei dunque dedicare il successivo spazio di one more thing per l’autore Jacques Futrelle.

La copertina molto gradevole dell’edizione Polillo Editore

Nato in Georgia nel 1875, debuttò (inizialmente come cronista sportivo) sul quotidiano Atlanta Journal e per altre prestigiose testate come il New York Herald e per il Boston American sulle cui pagine comparve per la prima volta il personaggio della Thinking Machine. Sposò la collega Lily May Peel ed ebbe due figli di nome Virginia e Jacques “John” Jr, ma la sua brillante esistenza si spense pochi giorni dopo il suo 37esimo compleanno, il 15 aprile del 1912. Una data che rimanda a un fatto storico molto noto e molto tragico.

I coniugi Futrelle erano impegnati in una fruttuosa trasferta in Europa dove si assicurarono un buon contratto per la cessione dei diritti nel Vecchio Continente, ma la nostalgia dei figli, custoditi dai nonni, era troppo intensa e così decisero di anticipare il ritorno a casa. All’epoca il viaggio attraverso l’Atlantico avveniva in nave e perché non provare quella che veniva presentata come la più evoluta e veloce al mondo? Già, era proprio il Titanic, che salpò il giorno dopo il compleanno di Jacques. La notte del disastro, Futrelle si assicurò che Lily May si mettesse al sicuro su una scialuppa di salvataggio, ma non non ebbe poi modo di salvarsi: il suo corpo non fu mai ritrovato e giace ancora negli abissi. L’ultima fatica di Futrelle uscì postuma grazie all’impegno della moglie, che dedicò l’edizione agli “Eroi del Titanic”. Lily May spese buona parte del resto della propria vita per far valere i diritti sul copyright per gli autori.

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