Recensione Il destino dell’orso di Dario Correnti

Il destino dell’orso edito da Mondadori è un thriller scritto a quattro mani, dato che dietro Dario Correnti dovrebbero nascondersi Andrea Accorsi e Massimo Centini e immagino che lo pseudonimo derivi da acCORRsi + cENTIni. La lettura di questo romanzo non mi ha soddisfatto un granché, perché a livello tecnico presenta molte debolezze e opta per scelte che non aiutano a empatizzare con i personaggi e di rimanere aderenti alla storia.

Trama de Il destino dell’orso in un paragrafo – L’ormai quasi ex-giornalista di nera Marco Besana e la giovane collega Ilaria Piatti indagano avvenimenti misteriosi nella Valle Engadina nel Cantone dei Grigioni in Svizzera. Tutto inizia con un uomo sbranato da un orso dopo aver accusato un malore, un episodio non isolato visto che vale come primo tassello di una serie di delitti legati attraverso i secoli all’affascinante figura di una serial killer del ‘700, l’avvelenatrice Giovanna Bonanno, altrimenti nota come la Vecchia dell’Aceto.

Affinché un thriller possa funzionare bene è necessario che si poggi su fondamenta solide: un punto di partenza interessante e ricco di oscurità da esplorare, una serie di personaggi in via di definizione durante i capitoli e coi quali entrare in empatia, inevitabili colpi di scena e un finale che lasci il segno. Il destino dell’orso si apre bene, con la storia del bancarottiere dilaniato dall’orso al centro dell’indagine della coppia Besana-Piatti in terra svizzera, ma mostra subito il fianco ad alcuni dettagli che ho trovato un po’ deboli.

I capitoli molto brevi, talvolta anche solo una pagina e mezza, sono chiaramente una scelta degli autori per velocizzare il ritmo, ma risultano controproducenti perché il ritmo invece lo spezzano, accorciando troppo il fiato a momenti a scene e soprattutto a personaggi che richiedevano più tempo per entrare vicini al lettore. Ci sono almeno tre o quattro tratti in cui si crea una buona tensione, che però viene annichilita dal repentino passaggio a un piatto capitolo successivo, rovinando il lavoro ben creato.

Le digressioni sono forse il particolare più fastidioso di questo romanzo. Messe in bocca a Besana, vertono soprattutto sulla deriva del mondo del giornalismo: premesso che mi trovo d’accordo con il tema, visto che mi tocca da vicino, le ho trovate forzate nel contesto e spingono via dalla storia. Stesso discorso per gli aneddoti snocciolati sempre da Besana, che non portano niente alla narrazione se non altro fastidio visto che si prega finiscano presto per tornare alle vicende del thriller.

I personaggi principali? Il già citato Marco Besana rappresenta bene l’immaginario di un cronista di un giornalismo che non esiste più e che critica a piene mani il presente senza accorgersi che sono proprio quelli come lui che quel mondo lo hanno saccheggiato, lasciandolo a brandelli in mano a precari sfruttati e maltrattati come la povera Ilaria Piatti. È chiaro quanto Besana sia il vero alter ego di almeno uno dei due autori e lo dimostra anche il fatto che venga accompagnato da un’aura distaccata e disillusa per renderlo affascinante, ma a me è sembrato più uno quei pensionati su Facebook che si fanno selfie al doppio mento e pubblicano infiniti post sui bei tempi che furono. Inoltre Besana fa spesso battute che non sono un granché, ma gli altri personaggi scoppiano a ridere fino alle lacrime e questo è spesso molto imbarazzante da leggere. Più gradevole è il personaggio di Piatti, che però non si esime dall’immancabile storia impossibile con un uomo sposato, una scelta davvero abusata e che non le rende giustizia.

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In mezzo a tutte queste zavorre c’è l’intreccio legato alla storia thriller, che cerca disperatamente di trovare il proprio spazio. Ci riesce abbastanza e infatti è questo che salva in parte il romanzo, assieme a ciò che ho trovato più interessante di questo lavoro ovvero quella relativa alla vera storia della serial killer della Vecchia dell’Aceto. Come molti libri di questo genere, però, anche Il destino dell’orso cade in un finale poco emozionante, con il/la colpevole che è l’unica scelta rimasta possibile da molte decine di pagine e la risoluzione che arriva con una serie di colpi di fortuna poco credibili.

Purtroppo per tutti questi motivi non considero questa lettura sufficiente:

Voto: 5/10

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