Stefano Rapone non ha purtroppo vinto il Premio Strega 2025, che invece è andato a Andrea Bajani, con il suo L’anniversario, pubblicato da Feltrinelli. Ho atteso quasi una settimana prima di pubblicare la recensione, perché sentivo il bisogno di ragionarci un po’ su. Parto dal fondo: questo breve romanzo continua a non essermi piaciuto anche a freddo, però credo di aver ammorbidito leggermente il giudizio finale.
Trama de L’anniversario in una frase – Come e perché il protagonista abbandona la disastrosa famiglia, taglia tutti i ponti e cerca di costruirsi una vita propria.
Poco più di 100 pagine, poco più di due ore e si termina questo viaggio nell’abisso di una famiglia. Non è una discesa repentina, è un lentissimo affondare fino a toccare il livello più basso possibile, quasi senza accorgersene. Questa è una di quelle storie in cui mi è risultato pressoché impossibile empatizzare con il protagonista, ho avuto la costante sensazione di prurito alle mani, perché avrebbero voluto poggiarsi sulle spalle di Andrea Bajani, del suo alter ego anzi, e scuoterle vigorosamente. Fai qualcosa, dì qualcosa, per la miseria. E invece niente: L’anniversario è un romanzo – autofiction o finta autofiction chiamatelo come volete, non è importante – che ho letto in modo forzatamente passivo, nebbioso e monotono come la voce narrante, che lascia che tutto scorra, che tutto avvenga, poi se ne va.
Nessuno ha un nome. Un padre violento e totalitario della peggiore feccia e l’incombente reverenza verso la famiglia paterna, una madre succube e arrendevole, ma soprattutto una sorella che appare pochissime volte, ma che per quanto mi riguarda lascia il segno più significativo, accusando il fratello di vigliaccheria. Ho letto un po’ di recensioni (quelle vere, non quelle paccaspalliste) e commenti e mi pare di capire che L’anniversario sia stato apprezzato in modo particolare da chi ha avuto / ha a che fare con una situazione famigliare simile, perché ritrova meccanismi e criticità affini. Tutto questo ha senso.
Mi rimane però una domanda di fondo ovvero quale sia il messaggio finale e ultimo che questo romanzo vuole passare? Forse che ci si deve allontanare da una situazione senza speranza, che ricopre di oscurità tutto ciò che sfiora? Ho avuto un’infanzia felice, i miei genitori sono persone meravigliose, però conosco tante persone che non hanno avuto la stessa fortuna e che quindi hanno preso una loro strada senza più voltarsi indietro. Posso comprenderli, così come posso comprendere Bajani, è giusto così. Però credo che prima di andarsene e scomparire da chi porta solo sofferenza si possa o debba provare quantomeno a fare qualcosa, anche solo una volta. Almeno per chi è stato davvero completamente abbandonato, come nel caso della madre.
Voto: 5
Piccolo riepilogo delle precedenti recensioni dei vincitori del Premio Strega:
- L’età fragile – 2024
- Come d’aria – 2023
- Spatriati – 2022
- Due vite – 2021