Come creare personaggi credibili e realistici in un romanzo: 2 consigli

Creare personaggi credibili e umani quanto basta per non risultare posticci è molto più importante di quanto molti autori evidentemente credono, perché è sempre più comune imbattersi in romanzi (anche con note firme) popolati di protagonisti e comprimari che parlano tutti allo stesso modo e che appaiono come i fondali dei film a basso costo ovvero appena dipinti, bidimensionali e fragilissimi. Allestire una trama coerente e pregna di senso in ogni pagina non è meno importante della costruzione dei personaggi e per questo motivo basta seguire un po’ di caro e vecchio metodo per dare sostanza e credibilità alla propria storia. Due consigli, oggi.

Costruire la biografia dei personaggi

Per dare vita a un personaggio nel vero senso della parola, per conferirgli più personalità, background e per cercare un sentiero coerente per il linguaggio, la via più semplice è stilare una biografia. Quindi, si parte con luogo e data di nascita, si crea un mini albero di famiglia per comprendere quale sia il trascorso e dunque si immagina come sia trascorsa l’infanzia, il periodo scolastico, i primi innamoramenti, le delusioni, quali sono le passioni e gli hobby, gli sport praticati.

Quanto di tutto ciò apparirà nel romanzo? La percentuale non è importante, può essere un 50% come un 90%, ma anche un 1%: questo lavoro preliminare è funzionale a rendere tridimensionali i personaggi, visto che avranno una famiglia, un passato, agiranno perché spinti da esperienze note, parleranno utilizzando un lessico conforme ai propri studi, al luogo geografico dove sono cresciuti, al lavoro o alla passione praticati ogni giorno. In questo modo l’autore conoscerà davvero i propri protagonisti e non si cadrà mai nel grande gorgo dell’insicurezza di scrivere un passaggio, un’azione o un dialogo senza avere chiarissimo in testa cosa deve capitare e perché.

Avere coraggio di esplorare l’oscurità dei personaggi

Una delle più grandi paure di moltissimi autori è quella del giudizio altrui e, più nello specifico, di quanto chi legge individui proprio il creatore all’interno dei personaggi. Inutile specificare che queste paure siano controproducenti per l’immaginazione, quel che invece conta è che per dare vita a un essere umano non si può prescindere dal suo lato oscuro, che è presente sempre in ognuno di noi. Troppe volte capita di leggere di “cattivi” che poi così tanto non lo sono perché hanno motivazioni sempre uguali come traumi, infanzia disastrosa, problemi psico-fisici e così via.

In realtà, anche il più santo dei personaggi può avere del torbido dentro e l’autore non deve avere paura di esplorarlo e di manifestarlo nella storia, perché è nell’alternanza degli stati d’animo che avvicina il lettore, che spesso genera la tanto preziosa empatia che è la stella polare da seguire.

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