Avevo corpose aspettative su Almeno tu, ultimo romanzo di Carlo Lucarelli. Un po’ perché è un autore che apprezzo moltissimo (come narratore a tutto tondo), un po’ perché le ultime letture sono state molto deludenti. La prima parte di questo breve romanzo è a mio avviso la migliore, la più consapevole e anche dolorosa. L’ampia porzione centrale è scivolata via con poco mordente e un po’ di confusione. La fine è forse più amara che insoddisfacente.
Trama di Almeno tu di Carlo Lucarelli in una frase – La vita di Vittorio è sconvolta dalla morte della figlia adolescente: che cosa è successo? Chi era davvero “la sua bambina”? E poi, quanto era rimasto del loro rapporto?
Quando ho chiuso il libro – anzi, ho spento l’ereader – al termine delle prime 50 pagine di Almeno Tu, il mio petto era del tutto accartocciato e un pugnale invisibile si era conficcato esattamente al centro del mio cuore di papà di una bimba di tre anni e mezzo. Maledizione, Carlo, mi hai fatto addormentare a fatica, avvolto in angoscianti pensieri, turbato da una storia più che verosimile e, proprio per questo, così reale. C’è la morte di una adolescente, lontana dalle attenzioni, dalla cura, forse anche dal mero controllo della famiglia: ci sono anche brutte amicizie e ci sono rapporti disintegrati (padre-figlia, marito-moglie).
Vittorio perde la figlia Elisa e perde la moglie Paola, ma forse questo distacco era già avvenuto da molto tempo senza che nemmeno se ne accorgesse. Sbarella, perde la ragione, si fa suggestionare da un sogno che potrebbe anche soltanto essere un suo stesso delirio. Deve scoprire la verità, ma soprattutto deve vendicarsi. Elisa era con quattro amici, quella sera, non resta che indagare e oltrepassare completamente ogni confine.
La prima parte, come anticipato, è la migliore: per scrittura, per come vengono trattate tematiche pesanti, per il ritmo mantenuto. Il blocco centrale non mi ha affatto convinto: ci sono molti scambi confusi, ho dovuto rileggere alcuni dialoghi per comprendere chi stesse parlando con chi. Fatto strano, dato che Lucarelli ha sempre una scrittura così pulita, misurata e godibilissima, che ritorna a brillare nella parte finale. Già, il finale.
Senza scendere nello spoiler, la soluzione scelta da Lucarelli mi ha lasciato titubante, perché rende molto meno credibile tutta una serie di comportamenti dei vari protagonisti espressi nelle pagine precedenti da Vittorio e Paola ai vari ragazzi coinvolti.
Voto: 6/10
Dopo aver apprezzato assai Leon, che peraltro è stato anche il primo romanzo recensito su questo blog, questa nuova lettura ha lasciato un po’ di amaro in bocca. Ma anche così, Carlo Lucarelli rimane spanne sopra una larghissima fetta degli autori italiani noir, che mediamente sguazzano nella completa mediocrità.