Con La casa dei silenzi, Donato Carrisi esce ufficialmente dalla categoria thriller per cementare le proprie radici nella letteratura fantasy-soprannaturale e pregna di atmosfera paranormale che ormai ha abbracciato appieno e con grande soddisfazione, almeno a ascoltare podcast o leggere interviste recenti. E tutto ciò non sarebbe affatto un problema, se non fosse che le sue opere stanno diventando sempre più zeppe di incongruenze e spiegazioni forzate per far quadrare i conti, con finali che mirano più al colpo di scena riparatore piuttosto che a tirare le fila di un discorso che continua ad aprire nuove parentesi senza chiuderne nemmeno una. Risulta quindi difficile non pensare che tutto sia finalizzato soltanto a pubblicare un libro all’anno, calandosi in modo irreparabile nel baratro di storie inconcludenti e, spesso, imbarazzanti.
Trama di La casa dei silenzi in un paragrafo – L’addormentatore di bambini Pietro Gerber cerca di aiutare il novenne Matias ad addormentarsi serenamente senza più incontrare la misteriosa e inquietante signora silenziosa. Ovviamente, non è tutto così semplice e le sedute di ipnosi fanno affiorare storie e verità tutte da esplorare.
La ricetta dei romanzi di Carrisi è ormai consolidata: tutto parte da una buona idea che mescola tensione e mistero, ci sono pochi personaggi (spesso ricorrenti) e una scrittura piana e senza fronzoli, arriva poi un crescendo sul finale, con un paio di colpi di scena e ultime pagine che lasciano sempre la porta spalancata a un seguito. Sono gli ingredienti per diventare un autore di best-seller? Sembra di sì, almeno ad osservare classifiche e dati di vendita. Ma è un gioco che sta diventando sempre più difficile da reggere per l’autore, che deve confezionare un libro all’anno e quindi scende a molti compromessi. Il risultato più evidente è quello di storie molto squilibrate, che sostengono l’enorme aspettativa dei primi capitoli (e del poderoso marketing) su fondamenta fragilissime.
In questo romanzo c’è ancora un personaggio da ipnotizzare per ricavare informazioni e cercare di risolvere un mistero: nello specifico è un bambino di nove anni e lo psicologo Gerber prosegue nel filotto ormai inarrestabile di fortunatissime coincidenze con le informazioni che fuoriescono dalle sedute sempre nell’ordine cronologico e mai mescolandosi fra loro. Mi spiego meglio: Gerber conversa col piccolo Matias (e/o, quindi, con la donna silenziosa) quando quest’ultimo dorme e sogna, ma ogni singola e maledetta volta quel che viene riportato dal bambino è funzionale e preciso alla ricerca dello psicologo in quel preciso istante, non viene anticipato niente né si ritorna indietro, tutto prosegue lineare, passo a passo. Proprio come ne La Casa dei ricordi.
Come sempre, Carrisi è molto bravo a costruire tensione e curiosità, tuttavia continuo a percepire la sensazione che scriva senza sapere bene cosa succederà nel capitolo successivo né come finirà il romanzo. Credo che un buon lavoro debba essere pregno di senso e di consapevolezza a ogni pagina, perché tutto ciò che accade è lì non per caso. Eppure, ascoltando l’intervento di Carrisi all’ottimo podcast Tintoria (verso 1h 22′), l’autore rivela di arrivare anche a spaventarsi quando scrive da solo: i suoi romanzi sono scritti navigando in libertà? Probabile, sarebbe la spiegazione alle tantissime incongruenze e dimenticanze tra i romanzi, come se ogni libro fosse una creatura a se stante e non esistesse un progetto a lungo termine più o meno prestabilito.
Anche in questo romanzo il finale arriva in modo prorompente, butta tanta carne sul fuoco ed è riuscito a deludermi profondamente (parte spoiler sotto). Non mi dilungo troppo sulla deriva fantasy-soprannaturale, purtroppo credo sia la nuova cifra di Carrisi, che quindi sceglie e sceglierà di spiegare misteri e avvenimenti con eventi poco credibili, forzati e a volte stucchevoli.
Voto: 4/10
Una lettura interessante nei primissimi capitoli, prima di sfociare in buchi di trama e un finale davvero imbarazzante.

Un finale che non funziona – SPOILER
Sarò breve. Hanna Hall, l’affabulatore, una moglie e un figlio mai più citati: mi aspettavo queste presenze ne La casa dei silenzi, magari anche un accenno al gravissimo incidente e alla quasi-morte fulcro del romanzo precedente. Invece, niente, soltanto un brevissimo e velocissimo cenno nel finale quando – attenzione spoilerissimo – Gerber scopre come la collega Erica gli abbia resettato la memoria stile Eternal Sunshine of the Spotless Mind con una spiegazione-pippone metafisica che mi ha irritato molto. Credo dovrebbero aver la decenza di levare quella parola “Thriller” dalla fascetta.
Mi sembra di capire che Carrisi abbia in mente ancora più romanzi delle “Case” e voglio proprio vedere dove andrà a parare e come cercherà di legare il tutto, anche se di tutti quelli pubblicati finora la Casa dei Silenzi è quello più riempitivo e dimenticabile.
Completamente d’accordo con te, anzi, per me in questo libro i colpi di scena erano molto prevedibili e scontati, con queste scelte di introdurre in maniera forzata tutte queste fronzole dell’onirico e così via.. avrei voluto un serio approfondimento della storia dell’affabulatore o di Hanna Hall ma niente.. solo un deludente accenno(a mio parere forzatissimo) nel finale
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Vero. Sarebbe stato meglio avesse continuato a dimenticarsi di tutti i discorsi tenuti aperti fino a questo romanzo, al posto di quel finale terribile e quelle spiegazioni ridicole
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Ho appena terminato la lettura. Trovo deludente non solo il finale, ma anche il buco narrativo relativo alla morte di Tranquillo, cassato come un suicidio. Spero che nel prossimo romanzo ci siano risposte!
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Buongiorno e grazie per questa possibilità.
Assolutamente d’accordo su tutta la linea, ma rimane il fatto che questo ultimo lavoro di Carrisi mi ha tenuta incollata alle pagine, dalla prima all’ultima riga …… Probabilmente, la mia “fortuna/sfortuna” è che, pur avendo letto tutti i precedenti, non mi ricordo niente, quindi ho minori aspettative …mi accontento di evadere.
Ora mi aspetta una lettura decisamente più impegnata che, sicuramente, mi terrà incollata con i piedi per terra, purtroppo, visto che l’argomento è di grande attualità.
Buone letture e buon lavoro
M. Silvia Mastropaolo
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Cara Maria Silvia, grazie a te per il tuo commento. Concordo sulla bravura di Carrisi nel tenere incollato il lettore alla pagina, ed è proprio per questo che è un peccato si sia ridotto a pensare solo alla quantità dei lavori e non alla loro qualità, ormai molto bassa. Qual è la tua nuova lettura, se posso chiedere?
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Certo : CODICE ROSSO (Gabanelli/Ravizza)
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Buongiorno, ho appena terminato anche io la lettura de “La casa dei silenzi” e a malincuore devo dire che questa recensione rispecchia esattamente quell’amaro in bocca che ho percepito una volta arrivata alla fine. Ho fatto una maratona dei libri di Carrisi e mi ha appassionata molto la storia del addormentatore di bambini… ma devo dire che effettivamente dopo le prime pagine è come se avessi perso un po’ quella frenesia che mi ha fatto leggere i tre libri precedenti in due settimane restando sveglia fino a notte fonda… il suo modo di scrivere è sempre avvincente ma questa volta il contenuto mi ha fatto un po’ storcere il naso, sopratutto sul finale che non mi ha lasciato quel desiderio di buttarmi subito in una nuova storia di questo autore! Spero davvero che con la prossima pubblicazione possa farci tornare a incollarci alle pagine dei suoi libri come sa fare!
Marta
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Buongiorno,
a me francamente è piaciuto molto e tutto si comprende se interpretato nel modo giusto. È Pietro Gerber la persona che ha bisogno ed è già stato da Erika De Roti per farsi aiutare a proteggere sua moglie e suo figlio, per questo la cornice è vuota, era già andato da lei. Tranquillo è solo una proiezione dell’affabulatore nella sua testa, la richiesta di aiuto è di Pietro Gerber alias Donato Carrisi che ancora una volta e non dite che non è vero vi ha fatto dormire serenamente.
È LUI IL VERO ADDORMENTATORE DI BAMBINI.
Grazie Donato.
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Dico solo: evviva
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buongiorno, ho giusto finito ora di leggerlo ed essendo rimasta molto delusa, ho iniziato a cercare recensioni sul libro. Mi trovo pienamente d accordo con la tua. L ho letto in pochi giorni perché effettivamente non riuscivo a staccarmi ed ero curiosa di arrivare alla fine. Non mi è piaciuto per niente..che peccato..
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perfettamente allineato alle recensioni precedenti, ma a sto punto non li compro più i suoi libri,sono una inutile perdite di tempo ormai
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Buonasera a tutti, anch’io ho appena concluso il libro; iniziato e terminato in pochi giorni, di conseguenza non posso dire che non mi sia piaciuto: mi ha catturata e incuriosita come sempre … MA … mi aspettavo qualcosa di diverso (come voi, credevo di poter soddisfare tutti gli interrogativi lasciati dal libro precedente) e mi ha assolutamente spiazzata il finale (del tipo:”No, non è possibile che sia davvero finito così!!! Male male!!!”).
Personalmente credo che l’autore non sapesse più come convogliare ad una degna conclusione tutti quei tasselli disseminati nei libri precedenti e lasciati cadere letteralmente nell’oblio: l’oblio, a questo punto, diventa l’unica conclusione possibile.
Credo anche che, proprio per questo motivo, non ci sarà seguito alla vicenda di Pietro Gerber e questa intenzione mi sembra piuttosto chiaramente dichiarata nelle ultime righe “Finisce qui” (cit.).
Spero vivamente di sbagliarmi.
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tutto vero. Ad esempio l’incongruenza della stanza del signor B. che da questo libro risulta murata da anni, mentre nella casa delle voci sappiamo che Hanna Hall ci ha messo piede dentro.
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Recensione molto critica ma effettivamente tanti aspetti rispecchiano la mia opinione. Quest’ultima opera di Carrisi rimane comunque molto avvincente e, come sempre, è impossibile staccarsi dalle pagine. Rimane l’amaro in bocca per la deriva un po’ troppo “paranormale” e soprattutto per un finale quanto meno strano che lascia porte aperte a vari seguiti sia sulle vicende di Gerber e sia sul personaggio di Erica De Roti, la cui storia africana può tranquillamente essere l’inizio di un nuovo filone.
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Non conoscevo Carrisi. Nella piccola biblioteca del mio paese c’era questo libro e l’ho letto. Concordo con la recensione e con molti commenti. Alla fine non volevo credere di essere arrivata all’ultima pagina ! Che fine ha fatto la donna silenziosa ? E che c’entra la famigliola all’ Elba ? L’autore si aspetta che si compri il prossimo volume per avere risposta a qyeste ed altre domande ? (Tralascio il personaggio di Tranquillo e la sua assurda fine). Sono così incazzata che con lui ho chiuso, la mia vita è troppo breve per perdere tempo a leggere roba simile.
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Ciao, io ho fatto fatica a collocare questo libro all’interno di un ordine temporale. Fino a poco prima del finale credevo venisse dopo la casa delle voci perchè hanna hall qui è sparita mentre sul finale de la casa delle luci mi pare che i due inizino una relazione di cui però in questo ultimo libro non si ha traccia. Pure la moglie e il figlio di Gerber che fine fanno? Sono vivi? Li ha solo dimenticati? A me questo libro è piaciuto, mi ha tenuta incollata ma il finale mi ha lasciata piena di dubbi e interrogativi ma forse solo perché non ricordo i dettagli dei lavori precedenti. Se qualcuno potesse rispondermi…
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giorno a tuttti, io visto i finali delle ultime sue pubblicazioni, coi finali sospesi e tutto il resto
NON l’HO proprio comprato .
ignorato con dispiacere perchè amo la sua scrittura, ma la quantità purtroppo è a discapito della qualità.
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