Dopo aver recensito qualche tempo fa Per mia colpa sono tornato a rileggere un romanzo di Piergiorgio Pulixi, dato che incontro di frequente il suo nome in articoli, interviste e post sui vari social. E i suoi numerosissimi romanzi sono una presenza costante nell’ambito settore delle nuove uscite in tutte le librerie. Insomma, è un autore best seller nel vero senso della parola, ha una folta schiera di fan, è peraltro tradotto in molte lingue e mi sembra molto ben considerato da svariati importanti altri romanzieri. Il romanzo in questione si intitola La donna nel pozzo ed è edito da Feltrinelli: ho deciso di leggerlo perché il precedente lavoro mi aveva lasciato molti interrogativi e volevo approfondire. Ma ne sono uscito con più dubbi di prima.
Trama de La donna nel pozzo in una frase – Un tormentato ex-Premio Strega caduto in disgrazia si reca in Sardegna assieme al suo ghost-writer di libri gialli per indagare su un cold case che potrebbe ispirare un prossimo eventuale lavoro.
In Per mia colpa avevo apprezzato la scelta di Pulixi di puntare a una struttura di romanzo lineare così da non perdersi in troppi fronzoli e accompagnare il lettore nelle vicende più importanti. Certo, si scivolava un po’ troppo rapidi al finale e alla risoluzione con una sequenza di coincidenze fortuite e eventi poco credibili, però in generale era un romanzo onesto, seppur popolato da personaggi talvolta macchiette oppure costruiti in modo stucchevole per risultare affascinanti. Ne La donna del pozzo ho ritrovato le stesse fondamenta, ma con esiti meno fortunati. C’è una parola che descrive bene la sensazione dopo aver terminato il libro: troppo.
E quindi ora ci saranno troppi troppi per spiegare cosa intendo.
Troppo veloce è il finale con eventi che si susseguono ancora una volta per portare a compimento il cold case in modo rapidissimo; di conseguenza, troppi sono i dettagli della trama che vengono dimenticati oppure trascurati (vedi parte spoiler). Troppo è l’uso del romanesco nei dialoghi, soprattutto prima della partenza verso la Sardegna e la lettura si appesantisce: non tanto perché non si capisce cosa i personaggi dicano, quanto perché parlano tutti uguale e spesso mi è capitato di dover rileggere perché mi ero perso. Davvero troppi sono i modi di dire e le espressioni fatte: una ogni tanto ci sta ed è credibile, anche divertente, ma così è esagerato e noioso. Troppo poca è la profondità dei personaggi perché risultano macchiette ed è difficile provare empatia. Roccaforte è figo, affascinante, tormentato, con voce profonda, brillante, talentuosissimo e via con gli sbadigli. Calvino è oltremodo sfigato, viene deriso da tutti e chiunque si approfitta di lui. Insomma, il primo è un tipico personaggio da protagonista maschile di quel genere, i romance, del quale l’autore spesso si prende gioco in più pagine di questo romanzo; il secondo è un Paperino in carne e ossa.
Mi dispiace, ma per tutti questi motivi il voto è pienamente negativo:
Voto: 4/10
Ci sono romanzi migliori di Pulixi che non ricadono in questo mix di cliché, esagerazioni e costruzione frettolosa e poco solida della trama? Scrivetemelo nei commenti, volentieri, anche perché vorrei capire perché questo autore abbia raggiunto un successo così strabordante seppure ciò che ho letto finora sia, in tutta onestà, di qualità piuttosto bassa. E non mi si venga a dire che i noir e/o thriller non possano essere ben scritti, con personaggi “tridimensionali” e bilanciati, senza saturare tutti i colori eccessivamente. Cito tre nomi a supporto della mia tesi: il francese Thilliez oppure i nostri Carofiglio e anche quel Manzini al quale La donna nel pozzo è persino dedicato.
Guardando alla floridissima produzione di Pulixi, forse tutto questo è dovuto al fatto che in media esce con anche 3 romanzi ogni 2 anni così come molti altri autori che devono affrettare le consegne avendo quindi poco tempo per curare al meglio i propri lavori?
Dopo la copertina, un’ultima parte densissima di spoiler.

La donna nel pozzo – parte spoiler
Questo romanzo è la prima parte di una serie? Se sì come immagino, perché non è chiaramente indicato in copertina per correttezza verso i lettori? Se no, ci sono troppi dettagli che vengono dimenticati per strada: il più importante è la situazione personale di Calvino, assillato una sorella piantagrane che gli causa debiti e rogne coi creditori. Il ghost-writer cerca di tamponare il buco utilizzando una parte dei soldi anticipati per il viaggio in Sardegna, poi tutto sfuma per lasciare spazio alle vicende noir e non si capisce bene cosa succederà. Se accettiamo l’ipotesi di un proseguimento in un capitolo successivo, era secondo me necessario quantomeno un accenno nella parte conclusiva.
La scelta di indicare il “cattivo” col nomignolo di Spia, anche per giocare sul genere e cercare di confondere le acque ha sortito in me un effetto opposto perché sin da subito avevo immaginato un uomo. In generale, credo ci sia poco bilanciamento tra le varie fasi del romanzo: la parte a Roma è troppo lunga e spesso noiosa e poi – come già scritto – viene quasi del tutto dimenticata; la parte sarda è più avvincente, ma il finale è davvero troppo precipitoso, con gli eventi che si susseguono rapidissimi ed era subito chiaro che la Spia si sarebbe rivelata come il prete, personaggio introdotto quando le pagine mancanti erano pochissimi e si doveva quagliare.
Roccaforte ha vinto lo Strega con un romanzo intitolato La quinta reincarnazione, che viene descritto come un’opera con tutte le possibili qualità, il migliore libro della storia dell’umanità, nell’ormai solito modo esagerato di Pulixi: leggendone la descrizione, però, mi sembra in realtà un mappazzone di roba pseudo-fantasy già trita e ritrita. A proposito di letteratura, l’autore critica il genere romance in più passaggi durante il romanzo. Eppure, molto di ciò che viene deriso è ben presente anche nel suo stesso lavoro. Non amo il genere romance nemmeno io perché è la ripetizione ossessiva degli stessi personaggi e le stesse trame: è semplicemente la versione moderna degli Harmony, che infatti per decenni hanno venduto tonnellate di copie in tutto il mondo dato che la gente vuole leggere sempre la medesima storia.
Un’ultima cosa. Speravo davvero che Roccaforte non combinasse nulla con la donna incontrata alle piscine dell’albergo di lusso dove alloggia in Sardegna, perché sarebbe stato il cliché colpo di grazia finale. E invece, ecco un epilogo a velocità supersonica in cui il personaggio aumenta in modo esponenziale la sua aura tormentata con una storia iper-drammatica che getta ombre molto scure sul suo passato. E lei cosa fa, proprio nell’ultimo paragrafo? Gli chiede se vuole dormirci assieme.
in effetti, abituata a Carofiglio, questo romanzo è stato….insulso e deludente. Condivido la valutazione “troppo”.
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condivido il commento. Romanzo di basso livello. Personaggi scontati e poco cmrealistici come la trama. Non capisco come lo si possa anche solo paragonare ad altri grandi thriller. Soprattutto non capisco come possa essere in cima alla classifica?
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