Recensione L’educazione delle farfalle: Carrisi thrillerista-fantasy

Terminando L’educazione delle farfalle, è emersa una considerazione piuttosto netta: Donato Carrisi viene definito un autore di thriller psicologici, ma credo che i suoi lavori siano infusi in modo sempre più predominante da caratteristiche fantasy. Non tanto nelle ambientazioni quanto proprio nelle fondamenta che reggono la struttura principale delle storie, che richiedono al lettore di accettare requisiti e verità che sconfinano dalla realtà di carne, sangue e ossigeno e trovano spazio in una atmosfera parallela. A prescindere da dettagli e piccole deviazioni a sfondo magico – altra tradizione fantasy dei suoi romanzi – Carrisi chiude (o, meglio, non chiude) il cerchio degli eventi narrati con spiegazioni e avvenimenti lontani dalla verosimiglianza.

Trama de L’educazione delle farfalle in una frase – La figlia non voluta (ma accettata) della temibile broker milanese Serena scompare misteriosamente durante l’incendio della lussuosa baita svizzera dove si trovava in villeggiatura invernale, ma dopo un anno compaiono indizi che suggeriscono che la verità potrebbe essere un’altra.

Avevo molto apprezzato La ragazza nella nebbia ed è stata quella lettura a non farmi perdere la fiducia in Donato Carrisi nonostante tutti i successivi romanzi mi abbiano lasciato parecchio amaro in bocca. Su Naufragar ho scritto delle tante contraddizioni, incoerenze e buchi di trama de La casa delle luci e de La casa senza ricordi. Eppure, sono sempre rimasto convinto che potesse ritornare a produrre una storia solida e ben strutturata, magari se uscisse ogni due o tre anni invece che ogni anno o meno. Al netto di chiusure di capitoli sempre acchiappone per far proseguire al successivo – tutte, ma proprio tutte, alla lunga è davvero pesante – la speranza sembrava soddisfatta con L’educazione delle farfalle.

La storia è sviluppata nel modo più lineare possibile, con un solo personaggio e non due che si alternano come ormai da tradizione, con la scelta della massima semplicità e di un linguaggio pragmatico e asciutto. Viene allestito in modo molto efficace il mondo della protagonista, evidenziandone i lati oscuri e le debolezze, si fa un uso parco del salto temporale e vengono introdotti i vari elementi di mistero e di inquietudine, così da accompagnare il lettore nella curiosità di scoprirne di più e di chiedersi, con un pizzico di timore, “Come andrà a finire? Come il Nostro spiegherà tutto?“. Mi sono trovato a implorare Donato di non rovinare tutto l’ottimo lavoro costruito fino a quel momento, di proseguire a schiena dritta con una storia che potrebbe davvero avvenire nel mondo reale, che non ha niente di magico o di inspiegabile. Che non si appiglia a coincidenze forzate.

Non è stato così. Alla fine, anche per questo romanzo si deve digerire la verità finale accettando una spiegazione che non può accadere nel mondo reale e che dunque si può considerare fantasy. Scenderò nel dettaglio nella parte densa di spoiler dopo la copertina, questa prima parte della recensione termina con il voto, che comunque non può essere insufficiente, ma nemmeno così entusiasmante.

Voto: 6/10

Altri elementi che non ho gradito sono poi gli stessi degli altri romanzi di Carrisi ovvero la quasi totale mancanza di leggerezza e di luce in ogni personaggio, nessuno ride mai, sono sempre tutti tormentati o con vite prettamente drammatiche. Un disequilibrio che alla lunga crea assuefazione e toglie potenza agli eventi che dovrebbero essere davvero oscuri e angoscianti e che invece vengono attenuati da tutto il contorno. Qui sotto la copertina, poi la parte spoiler.

Nei romanzi di Carrisi il suo nome occupa buona parte della copertina, lasciando al titolo poco spazio, ma d’altra parte ogni nuovo libro è appunto il-nuovo-libro-di-Carrisi, il titolo non è così importante: è il destino degli autori best-seller. Loro malgrado, direi, perché l’amore straripante dei propri fan e i grandi numeri di vendita impongono di sfornare storie almeno una volta all’anno, se non meno. Rimango convinto non sia un tempo sufficiente a portare a termine un buon lavoro, nemmeno se ti chiami Carrisi (o King, che ne partorisce 3 ogni 2 anni).

E così si parte da una buona idea, da un mondo ben strutturato e poi. E poi si deve chiudere la storia, cercando di soddisfare le tante aspettative create. Un compito molto difficile, che nel caso dei thriller fa rima con “coincidenze”. Fateci caso, ci sono thriller ottimi per 3/4, che poi nel finale si affrettano a chiudere la storia, magari con un colpo di scena stuzzicante, ma tenendo la trama nei binari con spinte continue date da avvenimenti troppo fortuiti per essere reali. Ne L’educazione delle farfalle, le ultime 100 pagine sono una coincidenza dopo l’altra, intuizioni a colpo sicuro di Serena, che in rapidissima sequenza sbriga tutte le vicende e arriva al dunque.

Mi risulta molto difficile accettare che la figlia perduta e ritrovata, Aurora, abbia davvero subito quel meccanismo psicologico descritto brevemente, che l’ha portata a eliminare tutta la sua infanzia (non era nemmeno così piccola) e diventare un’altra persona, con un passato mai vissuto, con una mamma nuova e via dicendo. E altrettanto facilmente, poi, ritorna dalla mamma quella vera. Si deve accettare, così come si devono accettare le coincidenze che portano al finale, per arrivare ad avere un finale.

Donato Carrisi spiega per bocca di Serena – diventata inaspettatamente lettrice per una casa editrice a fine storia – cos’è un buon libro, dal suo punto di vista.

Solitamente, Serena usava tre criteri per valutare un testo. Il primo era la piacevolezza: se la scrittura scorreva, allora assegnava un punto. Il secondo riguardava la scrittrice o lo scrittore che, a suo parere, dovevano «sparire» dal racconto […]. Il terzo criterio di valutazione era il più importante di tutti. Serena odiava i finali chiusi perché, come dopo un buon pasto, voleva essere ancora affamata al termine della storia

Questi tre punti sono comuni a tutti i suoi romanzi, che scorrono bene grazie a una prosa essenziale e senza pretese (1 punto), non sono interessati a mostrare l’autore (2 punti) e rimangono aperti (3 punti). Mi trovo decisamente d’accordo sui primi due, mentre per il finale aperto dipende se è funzionale alla storia e se, in realtà, dà al lettore tutti gli strumenti per farsi un’idea su una o più direzioni precise che la storia può prendere dopo l’ultima pagina. Ma se non spiegano dettagli importanti e lasciano buchi/voragini, allora il finale aperto diventa solo una via di fuga facile. E purtroppo Carrisi la prende molto spesso.

A proposito di finale aperto, quello de L’educazione delle farfalle è stato stucchevole, introducendo un ennesimo elemento magico che non comprendo quale utilità possa fornire alla storia. A meno che non sia una piccola porta aperta su un secondo capitolo.

12 pensieri riguardo “Recensione L’educazione delle farfalle: Carrisi thrillerista-fantasy”

  1. Ma la cosa meno verosimile è stato per me il comportamento di Aurora nel suo periodo a 6 anni in prigionia. Davvero improbabilmente troppo “adulto” per una bimba di quell’età

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  2. Ho appena iniziato a leggere Carrisi e sono partita proprio con questo romanzo per passare a Il suggeritore, la ragazza nella nebbia e adesso sto leggendo il tribunale delle anime✨
    Per ora sono entusiasta 🤩
    Vedremo poi in seguito ❄️🥰

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    1. ho letto tre libri di Carrisi. L’uomo del labirinto, la casa dei silenzi ( di una noia MORTALE), e l’educazione delle farfalle: concordo in pieno con questa recensione e non acquisterò mai più nulla di questo scrittore. Chiude in maniera assurda, con l’ipotetico psico-gnomo/demone, nel bagno con la spazzola. Ma che senso ha? E l’atteggiamento di questa bambina rapita che si comporta come una 40 enne? Assurdo. Peccato perché era una storia con del potenziale

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  3. Ciao a tutti è la prima volta che commento. Ho appena finito il libro. Premetto che di Carrisi li ho letti tutti. Questa volta, purtroppo non l’unica, resto deluso. Finale decisamente fantasy (Hasli e Malasser), e Serena che risolve praticamente tutto seguendo delle coincidenze TROPPO inverosimili. Lo snodo cruciale del libro è questo: lei trova i messaggi segreti di Adone per puro caso, rovistando tra i suoi vecchi libri. Ma se Adone avesse davvero voluto lasciarle un messaggio, ne avrebbe reso facile il suo accesso no? Che peccato, libro bellissimo rovinato da finale e coincidenze frettolose. Voto 6, nulla di più.

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  4. Commento con spoiler.
    Ho letto tutti i libri di Carrisi e non me ne perdo uno. Carrisi è vero, tende ad affrettarsi sul finale, a lasciare molte domande senza apparenti risposte. Nel tempo però ho capito che dissemina nei vari capitoli indizi che con un’attenta lettura, o rilettura, rispondono ai vari quesiti che ci si pone alla fine, quando il romanzo più che concludersi sembra interrompersi. L’autore fa in modo che sia il lettore, mettendo insieme i vari pezzi del puzzle, a rispondersi da solo. Qui le ultime righe del finale, spiazzano, sembrano avere davvero poco senso, a meno che non si accetti di passare da un racconto reale ad uno di fantasia. Tuttavia in qualche paragrafo precedente si menziona ad una chiamata dal tribunale per la testimonianza di Aurora che però non c’è mai stata, o comunque tarda ad arrivare. Il finale poi ha come titolo Malasser, e Malasser e Hasli sono la stessa persona, ecco io qui ho pensato che Bianca sia in realtà evasa. Carrisi non scrive altri capitoli sui personaggi cattivi, quindi credo che questo dubbio non sarà mai sciolto, ma magari potrebbe essere una spiegazione più plausibile.

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  5. Carrisi ormai e’ un mariuolo un malandrino traditore dei suoi primi fans. Ultimi libri scritti solo per fare soldi con finali inesistenti. Basta mi sono stufato mai piu’ Carrisi sosia di Sangiuliano tra l’altro.

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    1. Ho letto la Trilogia di Marcus.Un fritto misto di situazioni dove si trova di tutto:religiosi corrotti,serial killer,poliziotti appartenenti a culti esoterici improbabili,personaggi misteriosi che manovrano nell’ombra e sono a loro volta manovrati.Non manca neppure la presenza della nuova droga,il captagon,che estranea le persone trasformandole in una specie di zombie.il tutto in una Roma devastata dai cambiamenti climatico e da un ridicolo black-out di durata infinita.Ci vuole molta determinazione per arrivare alla fine della lettura sorvolando sulle innumerevoli incongruenze e illogicità.

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  6. Trama paradossale e assurda. Personaggi inconsistenti e inverosimili.
    ho faticato a finire di leggere tutte quelle storie senza capo né coda

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  7. D’accordo su tutto quanto detto, ma inverosimile soprattutto Adone e la caccia al tesoro imbastita per comunicare i sospetti sulla sorella e Serena e Gasser che capiscono al volo gli indizi più assurdi dopo aver fatto poco o niente per anni

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