Recensione Il quadro completo di Fabio Galli (e l’importanza del ritmo della narrazione)

Nella palette delle varianti del genere thriller ho sempre considerato quelli psicologici appena un mezzo passo dietro a quelli giudiziari, che rimangono a tutt’oggi i miei preferiti. Il teatro delle aule di tribunale rimane a mio avviso un terreno ostico, da affrontare con attenzione, ma non che lo sia meno il viaggio nella mente di vittime, carnefici, testimoni e comparse. In quest’ultimo caso, infatti, la vicenda da risolvere è tanto importante quanto la costruzione dei personaggi, dei loro vissuti, dei loro chiaroscuri. Gira attorno a tutto questo anche Il quadro completo di Fabio Galli – che ringrazio per avermi inviato il suo lavoro. Questa recensione è una buona occasione per parlare di ritmo della narrazione.

Trama de Il quadro completo in un paragrafo – I tre fratelli Valentino, Silvia e Bruno ricostruiscono un evento drammatico occorso durante l’infanzia, la scomparsa dell’ultimo nato Livio, che sembra il filo che collega una serie di avvenimenti a largo spettro e largo raggio, che abbraccia le vite di tutta una famiglia.

L’attacco di questo romanzo è intrigante, perché si apre con lo sguardo dello psichiatra e psicoterapeuta incaricato di effettuare una relazione peritale su Valentino. Ecco l’incipit:

Io sottoscritto Raniero Zanetti, in riferimento all’incarico di Consulenza Tecnica d’Ufficio riguardo al procedimento n. 16944/10, conferitomi in qualità di psichiatra e psicoterapeuta, consegno in data odierna la relazione peritale richiesta, corredata di n. 10 allegati (elencati in calce) e relative conclusioni

Ho apprezzato molto l’idea di costruzione della struttura del romanzo, ha senso l’espediente di lasciare la penna in mano ai fratelli così che ognuno potesse scrivere la propria parte. Ritengo però che sarebbe stato molto più efficace che i vari fratelli si fossero espressi con la loro voce in un tempo presente, senza il mezzo della scrittura, ma con un confronto aperto con lo psichiatra come avviene con la parte trascritta a inizio e fine romanzo. Da lettore, mi sono sentito infatti più coinvolto e più attaccato allo scorrere degli eventi, che nella forma del racconto scritto sono invece più ragionati, rallentati, anche per certi versi mediati. In qualche modo ho ripensato a Nella terra dei peschi in fiore di Melissa Fu, con una prima potente pagina che rimane rimane l’apice.

Fabio Galli è un autore consapevole, perché sa bene dove andare, come muovere le pedine sul tavolo, cosa anticipare e cosa lasciare in sospeso. Si percepisce in modo chiaro il pregevole lavoro di progettazione delle linee narrative attraverso gli anni e i vari personaggi. Ci sono passaggi che funzionano di più come il capitolo di Sonia altri più interlocutori come quelli con Bruno: la discriminante è proprio il ritmo, una componente fondamentale della narrazione, spesso sottovalutata. Sapere quanto andare veloce oppure lento può fare la differenza in modo significativo. Peraltro, la scrittura con Sonia (e con il contraltare Silvia) risulta più sciolta mentre è più tentennante con Bruno e non solo per le caratteristiche del personaggio. Valentino è il momento di ordine, di respiro più ampio, proprio come il fratello maggiore nei confronti dei minori.

Non scendo troppo nei dettagli della trama perché evito spoiler (anzi, dopo la copertina c’è un piccolo dettaglio), ma credo il finale sia coerente e soddisfacente, anche se in questo caso avrei modificato ancora il ritmo. Lo avrei lasciato più lento così da espandere il racconto, mitigando l’effetto-spiegone delle pagine finali del romanzo, che era inevitabile in quanto perizia, ma che può risultare un po’ didascalico.

Voto: 6

Ad ogni modo, una lettura consigliata per gli amanti dei thriller psicologici, un buon lavoro.

Dettaglio spoiler

C’è un piccolo dettaglio che mi è rimasto in mente nella parte finale e che rimane irrisolto. Il padre taglia i capelli a Silvia pressoché a zero, le sparge la candeggina sui vestiti. Quando viene assassinato assieme alla moglie e la polizia inizia le indagini, perché non si sofferma sull’aspetto della figlia, perché non cerca di capire cosa può essere successo? Poteva fornire spunti interessanti.

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