delitto di benvenuto

Recensione Delitto di benvenuto, un giallo godibile

Cristina Cassar Scalia ha prodotto un giallo che non riuscirei a definire in altro modo che godibile. Delitto di benvenuto è un romanzo bilanciato, ben studiato nel suo incedere negli eventi, con personaggi costruiti con attenzione e, soprattutto, con un’ambientazione ricreata con cura nello spazio-tempo di una Noto nel freddo Dicembre del 1964.

Trama di Delitto di benvenuto in una frase – Il giovane commissario Scipione Macchiavelli viene trasferito da Roma a Noto, in Sicilia, e deve subito fare i conti con la scomparsa di un ben conosciuto notaio.

Non c’è dubbio alcuno che di Delitto di benvenuto mi abbia affascinato soprattutto il gran lavoro di ricerca dell’autrice per ricostruire con grande attendibilità la quotidianità della cittadina di Noto in Sicilia negli anni ’60. Anzi, più precisamente nel dicembre del 1964, quando tutti si preparano alle Feste, al Natale e al Capodanno e invece arriva una sparizione di un personaggio molto conosciuto, che scombina tutte le carte sul tavolo. Nome importante per il protagonista Scipione Macchiavelli, che si ritrova catapultato per un motivo non ben specificato (lo sarà nei prossimi capitoli?) in fondo all’Italia, in una città che da subito lo accoglie, lo coccola e forse in realtà più che altro lo cattura. C’è un suo caro amico lì a Noto, che lo fa sentire meno solo, ma in generale deve riorganizzare tutta la propria vita.

Ci sono spunti e allegorie molto interessanti, come quel molto-più-che-dettaglio del freddo della Sicilia invernale, qualcosa che alle genti del nord può sembrare un controsenso, ma che è realtà tangibilissima. Ci sono personaggi credibili e vividi come il polo d’attrazione del protagonista, l’arguta farmacista Giulia. Ci sono spalle caratterizzate come il maresciallo e il brigadiere. E poi c’è Noto, che è un personaggio a tutti gli effetti, un luogo pulsante con le sue regole, le sue tradizioni, le sue ombre. La lingua è altrettanto importante e non sorprende come una larghissima fetta delle pagine sia dedicata a lunghi dialoghi, che richiamano più volte il dialetto siciliano.

Il giallo, in sé, segue un canovaccio classico, lascia indizi e poi li riprende, arrivando alla conclusione in modo coerente e accettabile. A differenza di molti autori più che conclamati, Cristina Cassar Scalia mi sembra abbia ben chiaro in ogni momento dove ha intenzione di accompagnare per mano il lettore e non ha fretta di chiudere la storia.

Voto: 7

Non attendevo la notte per tornare a leggere questo romanzo, come capitato per altri thriller, ma è indubbiamente un buon lavoro. Godibile.

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