Ho finalmente letto il romanzo Fantozzi di Paolo Villaggio pubblicato da Rizzoli nel 1971 come raccolta di racconti ospitati negli anni precedenti sul settimanale L’Europeo. Come si può immaginare, il romanzo è stato il preludio dei popolarissimi film usciti nei decenni successivi. Fantozzi ha venduto a palate, superando ai tempi il milione di copie ed è tutt’ora uno dei maggiori best seller di tutti i tempi in Italia.
Trama di Fantozzi in una frase – Il ragionier Ugo Fantozzi, impiegato nell’ufficio sinistri della Mega Ditta, è all’ultimo gradino della società, però questa condizione non gli preclude una serie di variopinte esperienze.
Il romanzo è diviso in quattro sezioni stagionali: Fantozzi di primavera, Fantozzi d’estate, Fantozzi d’autunno e Fantozzi d’inverno. Ognuna contiene numerosi capitoli in cui il ragioniere è impegnato in avventurette variegate, che spaziano da svariate vacanze più o meno lunghe, inaugurazioni e serate mondane, imprese sportive e via discorrendo. Si ritrovano buona parte degli sketch e delle scene diventate immortali grazie ai vari film. Ci sono però delle sostanziali differenze, tipo quello che nelle pellicole viene chiamato Filini nei libri era noto come Fracchia (a sua volta, nome utilizzato da Villaggio per interpretare un altro personaggio) oppure la scimmiesca figlia Mariangela, che sulla carta ha un ruolo estremamente marginale. La moglie Pina ha più sostanza ed è meno macchietta.
Così come poi avverrà anche coi film, il grande merito del romanzo – anzi, dei romanzi – di Fantozzi è quello di abbracciare un pubblico il più trasversale possibile, trionfando dove invece aveva fallito miseramente quel furbino di Joël Dicker con il suo bruttarello La catastrofica visita allo zoo (Joel, leggi Fantozzi ascoltami). Paolo Villaggio ha inventato un linguaggio poliedrico, sovrabbondante di avverbi, errori scelti con cura, storpiature, esagerazioni e salti in ogni direzione. Ci sono svariati capitoli con chiuse molto più profonde di quanto possa sembrare, c’è tanta amarezza e non mancano attacchi diretti e spietati a categorie (ancora oggi) intoccabili dai bambini ai vecchi fino ai disabili. Ho riso moltissimo, ovviamente, per esempio in Fantozzi va in treno o Fantozzi va in crociera ci sono passaggi meravigliosi.
Certo, affiora spessissimo la sensazione che sia una raccolta di racconti usciti a distanza di tempo dato che emergono tante ripetizioni. E, com’è inevitabile che sia, mezzo secolo ogni tanto si fa sentire. Ma è accettabile, è stata una delle migliori letture di quest’anno.
Voto: 8/10