Recensione di Racconti scritti da donne nude di Stefano Rapone: dategli lo Strega

Dopo una serie di romanzi deludenti avevo bisogno di una buona lettura. La scelta era quindi inevitabile: Racconti scritti da donne nude di Stefano Rapone, acquistato sin dal giorno 0. Ero molto curioso di addentrarmi nel primo libro di un comico che apprezzo e che seguo da tempo, sin dal giorno in cui l’algoritmo di YouTube mi propose un video della serie Rapone legge Brosio.

Trama di Racconti scritti da donne nude in una frase – ogni storia ha una trama a sé e quindi basta dire che in questo libro c’è tutto ciò che ci si potrebbe aspettare dall’ottimo autore, dalle apparizioni delle Madonne ai fascisti.

La copertina dall’atmosfera vagamente medievale mi ha riportato ai gloriosi tempi dei libri-game e vibrava in qualche modo alla stessa frequenza di quello del romanzo del prof. Alessandro Barbero premiato nel 1996 con il Premio Strega. Già, proprio quel Premio Strega co-protagonista di questo libro e di recente consegnato a storie-ciofeche orribili.

Avevo scelto di chiamare il libro con un titolo facile da ricordare: Il libro vincitore del Premio Strega, in modo che i più anziani tra di voi non si potessero confondere e chiarire subito come stanno le cose con gli altri candidati. Purtroppo il Direttore Generale di Rizzoli ha avuto all’ultimo momento un attacco di pavidità acuta, ritenendo che la comprensione di un titolo di tale calibro fosse uno sforzo troppo intenso per le vostre capacità mentali.

Stefano Rapone scrive esattamente come parla, a livello di forma con la stessa scelta lessicale e di sostanza, con gli stessi riferimenti. È dunque risultato impossibile non leggerlo immaginando il suo vocione, le sue pause, la sua flemma. I capitoli sono in buona parte puntate di mini serie con le apparizioni della Madonna, le lettere al Premio Strega (e altri premi) oppure i noir. Un paio scivola via meno ficcante degli altri – ci sta – ma a mio parere ce ne sono due assai significativi. Il primo è un vero gioiellino come L’alba degli aborti viventi, che è anche il racconto più lungo e mette assieme horror, splatter, colpi di scena, scene da videogame e parecchie risate; è già pronto per un corto, possibilmente animato. Il secondo è Racconto erotico di due persone che mi ha davvero sorpreso col suo finale maliardo, ho proprio visto l’autore terminare di digitare sul suo programma di videoscrittura con un mezzo sorriso sornione.

Durante la lettura mi è venuto più volte in mente il maestro Giobbe Covatta, uno dei miei autori preferiti di sempre. Bravo Stefano Rapone, aspetto il prossimo.

Voto: 7/10

È senza dubbio sì la risposta alla domanda se questo libro possa vincere il Premio Strega. O almeno il Premio Campiello, al peggio anche il Premio Bancarella potrebbe andare bene (anzi no, con quella statuetta no).

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