Recensione Giallo su Giallo di Gianni Mura: chi nasce scalatore non muore velocista

Erano anni che avevo aggiunto nell’interminabile lista letture Giallo su Giallo di Gianni Mura e finalmente ho dedicato un paio di sere a questo noir insolito, ambientato durante il Tour de France e firmato da uno dei cronisti di ciclismo più celebri di sempre (in Italia). Questo breve lavoro mi ha fatto riflettere molto, in realtà mi sono anche parecchio arrabbiato.

Trama di Giallo su Giallo in una frase – Gianni Mura si imbarca per un viaggio enogastronomico della Francia e nel tempo libero racconta un Tour de France sconvolto dalla presenza di un misterioso serial killer.

Gianni Mura è considerato il degno erede del mitologico Gianni Brera e i due Gianni sono scelti dalla larga fetta dei giornalisti sportivi specializzati in ciclismo come le penne più raffinate di sempre, quantomeno in Italia. Mura si è messo alla prova con un romanzo giallo, scritto alla sua maniera, ovvero con una prosa breve e tagliente e con un’intensa presenza dell’autore in ogni momento. L’idea è interessante: c’è un assassino che si aggira attorno al Tour de France, prendendo di mira chi gravita attorno alla corsa a tappe più celebre e seguita. L’autore è anche protagonista, oltre che primo sospettato dato che la vittima iniziale appare proprio davanti alla sua camera d’hotel.

Lo schema del romanzo è lineare: c’è Mura che racconta il viaggio nel viaggio del Tour de France, quindi tutto ciò che i giornalisti devono affrontare per spostarsi verso la partenza della tappa, dunque all’arrivo in sala stampa per poi avvantaggiarsi per la ripartenza del giorno dopo. Ogni giornata è chiusa dall’articolo scritto da Gianni Mura, preso da quelli pubblicati per davvero su La Repubblica, ma rimaneggiati perché il nostro ha pensato bene di cambiare tutti i nomi degli atleti (allora) in attività. Per esempio, Lance Armstrong alla sua ultima fatica (prima che tutti e sette i Tour vinti gli si fossero, giustamente, tolti per uso sistematico di doping) diventa Bill Sheldon e così via con Ivan Basso che diventa Valli oppure Vinokourov che diventa Kapetanov. L’autore non è però coerente con la scelta: dato che tutti i ciclisti non più in attività vengono invece chiamati col loro nome vero, anche Axel Merckx, figlio del celebre Eddy che partecipa a quel Tour, deve quindi trascendere dall’espediente, visto che il padre era stato già citato.

Il risultato di tutti questi nomi cambiati è che mi sono spesso infastidito, non credo fosse necessario e anzi credo sia stato controproducente. Chi il ciclismo lo conosce e lo segue ha (ri)letto articoli zeppi di nomi inventati che spesso e volentieri si potevano tradurre in quelli reali, ma alla lunga è un gioco stancante. Chi il ciclismo non lo mastica proprio, si è sorbito sfilze interminabili di nomi che non dicevano alcunché. Di sicuro, la parte del romanzo in cui l’autore si è impegnato di più è quella enogastronomica, con la descrizione dei lauti pasti e delle ancora più abbondanti libagioni in giro per la Francia. Mura mostra sempre un’altissima considerazione di sé come apprezzato cronista, come sublime conoscitore di vini, come esperto di canzoni/poesie francesi e via pedalare: insomma, il romanzo è una sorta di auto-omaggio alla carriera.

Che ci sta, per carità, stiamo parlando di un vate del ciclismo raccontato. Ma sarebbe sempre preferibile che le celebrazioni arrivassero da terze parti. Ok, ma la parte-giallo? Fragilissima, quasi un divertissement, che spesso viene dimenticata per lasciare spazio a tutto il resto all’insegna di bacco e tabacco. C’è anche venere, per qualche riga, con una mini avventuretta con un’albergatrice che si rivela un sogno e non aggiungo altro perché è stata molto imbarazzante. Gli articoli del compianto Gianni Mura giornalista sono sempre molto piacevoli da leggere, anche con i fastidiosi nomi cambiati. Il Gianni Mura romanziere è molto deludente.

Voto: 5/10

Chi nasce scalatore non può morire da velocista. Dopo la copertina, una divagazione, perché questo romanzo mi ha fatto un po’ arrabbiare.

Perché questo romanzo mi ha fatto incazzare

Ho rimandato per anni e anni questa lettura perché, forse, già sentivo che mi avrebbe infastidito. E non parlo dell’auto-incensamento dell’autore. Sono stato per un decennio e mezzo anche io giornalista di ciclismo e inviato a seguire molte gare, a partire dal Giro d’Italia. La prima edizione proprio nel 2005, da sbarbatello autista-assistente per Gian Luca Favetto.

Il reporter Gianni Mura -> viaggiava con autista, prenotava alberghi il giorno stesso del soggiorno, scriveva un pezzo soltanto al giorno (anzi, lo dettava al telefono in redazione), visitava città e luoghi durante la corsa, leggeva libri durante la corsa, pranzava e cenava mangiando e bevendo per 4-5 persone spesso in ristoranti stellati. E via di rimborso spese!

Il reporter come lo ero io, ma come me tantissimi altri della mia età -> era l’autista di se stesso o viaggiava con altri poveracci dandosi il cambio per ore e ore al giorno, prenotava alberghi mesi e mesi prima per risparmiare il più possibile, scriveva anche dieci pezzi al giorno (e non solo di ciclismo) tenendo in piedi tutte le altre collaborazioni per sopravvivere, pranzava al buffet offerto dall’organizzazione presso la sala stampa e cenava in modo frugale. D’altra parte, le spese dovevo rimborsarmele io da quanto guadagnavo dagli articoli.

Quanta fatica, quanta fatica immonda. E tutto per passione e per un misero guadagno. Infatti, non sono più giornalista – reporter e come me tanti altri, anche ben più meritevoli. Nessuno mette in dubbio il valore di Mura come giornalista, ma spesso nel romanzo affiora la saccente considerazione di un mondo (quello del 2005) che era ormai un declino e un cambiamento in peggio rispetto ai gloriosi anni precedenti. Eppure queste generazioni vissute nella bambagia e nello sfarzo hanno di fatto disintegrato buona parte delle speranze di chi è venuto dopo. La storia che si ripete e che allarga i tentacoli ben oltre il mondo del ciclismo.

Un pensiero riguardo “Recensione Giallo su Giallo di Gianni Mura: chi nasce scalatore non muore velocista”

Lascia un commento