Recensione Premio Strega 2024, L’età fragile

Prosegue la tradizione della lettura del fresco vincitore del Premio Strega (anche quello giovani) e per l’edizione 2024 è stato il turno de L’età fragile di Donatella Di Pietrantonio. È il primo romanzo dell’autrice abruzzese che mi capita di esaminare e sono rimasto piacevolmente sorpreso dall’efficacia della sua prosa, molto sintetica, funzionale e spesso evocativa. Mi ha convinto anche la costruzione di una trama lineare, organizzata in un doppio binario tra passato e presente, anche se qualcosa – alla fine – manca.

Trama de L’età fragile in un paragrafo – Nel presente, Lucia accoglie a casa la figlia Amanda scappata da Milano all’esplosione del Covid, la ragazza è spenta e passiva, qualcosa è successo. Nel frattempo, deve sistemare assieme al vecchio padre faccende burocratiche a proposito del terreno di famiglia in campagna. Nel passato, Lucia vive una tragedia proprio in quelle terre bucoliche, una brutta storia che ha lasciato segni ovunque.

Ero preparato a un romanzo scritto bene, una caratteristica che ultimamente sembra difficile da abbinare a una trama ben costruita e a personaggi reali. Ma con L’età fragile, l’autrice è stata in grado di mettere assieme una scrittura molto piacevole con una storia poggiata su fondamenta solide e profonde. Peraltro, leggendo i ringraziamenti è emerso tutto quel lavoro di ricerca sulla procedura processuale, pur essendo questa tematica solo una piccola fetta del romanzo. Il risultato si percepisce bene al momento giusto, senza sbavature e mantenendosi coerente col registro e il ritmo delle pagine precedenti. Inutile girarci attorno, il tema centrale di questo romanzo non è niente di inedito, anzi è qualcosa di ampiamente esplorato in ogni sua sfaccettatura, anche rimanendo nell’esteso catalogo di Einaudi. Tuttavia è una scelta comprensibile: la fragilità di ogni età della vita è un argomento sempre attuale, che riguarda da vicino un po’ tutti i lettori, che quindi possono facilmente trovare punti di contatto con la storia personale e empatizzare coi personaggi.

Anche i conflitti tra genitori-figli, le amicizie strettissime dell’infanzia o della giovinezza che mutano o quasi del tutto scompaiono, l’intermittenza della comunicazione in famiglia (e non solo). Sono numerosi i sottostrati del romanzo. Tanta carne al fuoco, spesso però trattata in modo molto breve e accennata, ma mai superficiale. Una delle mancanze principali che ho trovato è uno o più punti di contatto tra i piani temporali. Lucia figlia e Lucia madre rimangono due persone quasi distinte, che condividono solo nomi e luoghi.

Per questo motivo il giudizio finale su L’età fragile è del tutto positivo, ma senza esagerare. E risulta ancora molto difficile comprendere come questo dovrebbe essere il mio libro dell’anno. Anche se sappiamo tutti benissimo come funziona il Premio Strega.

Voto: 7

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