Ho letto (e in buona parte riascoltato) L’orizzonte della notte di Gianrico Carofiglio: dopo Tutti i particolari in cronaca di Antonio Manzini ecco un altro romanzo ben orchestrato, scritto con sapienza e consapevolezza, a ennesima dimostrazione che è possibile offrire ai lettori un pacchetto completo, un viaggio in una storia che sia soddisfacente e appagante e che non lasci niente per strada come troppo spesso accade.
Trama de L’orizzonte della notte in un paragrafo – L’avvocato Guido Guerrieri si prende carico di una cliente che gli rivela da subito il crimine tremendo che ha commesso, anche se restano da comprendere appieno tutte le cause e le sfumature. La vicenda giudiziaria è quasi lo sfondo di una discesa nel profondo del protagonista, che si interroga, prova a trovare risposte e cerca un po’ di luce per dare un senso al tutto.
Ammetto: non ho mai letto alcun romanzo con protagonista Guido Guerrieri, ma posso confermare che non è una mancanza imprescindibile per poter apprezzare l’ultimo lavoro di Gianrico Carofiglio. La scrittura mi ha da subito catturato per il suo ritmo sempre coerente con gli avvenimenti. Ho apprezzato moltissimo l’abilità dell’autore di raccontare tecnicismi dell’ambiente giudiziario senza mai risultare pedante e, anzi, spiegando in modo limpido e interessante dettagli e anche curiosità che spesso i miei colleghi giornalisti danno per scontato (oppure non sanno, ma fanno finta di sì, che è anche peggio).
Si può definire L’orizzonte della notte come un thriller o un noir dal quale non ci si deve attendere colpi di scena clamorosi perché sin dall’inizio sappiamo bene chi è l’omicida e anche a grandi linee il movente. E così si seguono i movimenti di Guerrieri, intesi come quelli sul territorio dove si dipana la vicenda e quelli nel proprio intimo più sincero e più indifeso. Dell’omicidio si scoprono tutte le concause, soprattutto quelle più impercettibili e di contorno, pur lasciando sempre accesa la flebile fiamma del dubbio che qualcosa possa essere differente da quanto dato per scontato.
Suggestivo il titolo, che compare proprio nel finale, come ideale chiusura di un percorso ordinato. Questa lettura mi è parsa simile a quelle notti lunghissime di un viaggio in auto fino alle luci del mattino, quando si va oltre la stanchezza e ci si sente un po’ cambiati quando si gira la chiave e si spegne il motore.
Voto: 8/10
Come mi capita sempre più spesso, ho voluto ascoltare anche quasi tutto l’audiolibro, per l’occasione letto dallo stesso autore: consiglio entrambe le fruizioni, un romanzo da non perdere.