È piuttosto curioso quando il dettaglio peggiore di un romanzo è la copertina, perché di solito è il contrario: con Tutti i particolari in cronaca di Antonio Manzini, invece, un primo approccio visivo poco soddisfacente si trasforma in una lettura godibile e stratificata, ben costruita, seppur con qualche piccolo passaggio a vuoto. Ottimo il distacco dalla comfort zone di Rocco Schiavone per tuffarsi in un nuovo mondo narrativo (con Mondadori).
Trama di Tutti i particolari in cronaca in una frase – Camminano parallele, si intrecciano e si incontrano nel finale le vite del metodico archivista Carlo Cappai e del giornalista Walter Andretti, prestato alla nera dallo sport; in mezzo, omicidi, sete di vendetta e una giustizia che spesso deve farsi da sé.
Manzini mette subito in chiaro il tema principale della storia, ovvero il paragone tra la Giustizia universale con la G maiuscola e la giustizia con la g minuscola, che è quella degli uomini. Qual è quella accettabile e quella che ripaga/risolve/mette una pezza a un qualsiasi torto? E quanta differenza c’è tra le intenzioni e il commettere davvero un crimine? Non si può scendere troppo nei dettagli di una trama ben orchestrata nell’alternarsi dei due personaggi e punti di vista e con qualche buon colpo di scena con basi solide e coerenti. Credo ci siano solo tre o quattro pagine di troppo, computo totale di paragrafi evitabili sparsi qua e là a descrivere sfumature di personaggi solo di passaggio.
C’è anche un po’ di calo di ritmo a metà della prima parte, che si trascina per almeno un paio di capitoli con meno mordente. Ma per il resto ho apprezzato il mestiere di Manzini, che è sempre conscio di ciò che sta accadendo, ciò che è già accaduto e ciò che accadrà: una dote che dovrebbe essere indispensabile per uno scrittore, ma che spesso manca anche a nomi di primo piano. Ottimo l’aver mostrato in modo diretto e limpido il lato meno cool dei protagonisti, che spesso risultano non troppo gradevoli, un po’ sfigati, dubbiosi: insomma, sono umani. E mutano nelle pagine, crescono.
Il finale riprende tutte le fila e le unisce. Forse avrei evitato l’ultima pagina, che non mi sembra che aggiunga niente e che sbava un po’. Per questo motivo il mio voto è: