Lettura piacevole quella de El viento conoce mi nombre di Isabel Allende, uscito in Italia come Il vento conosce il mio nome con la traduzione Elena Liverani e pubblicato da Feltrinelli. Iniziamo dalla domanda immediata, è allo stesso livello de La casa degli spiriti? La risposta è no, per quanto mi riguarda. E non è nemmeno a quello di Lungo petalo di mare uscito cinque anni fa. Tuttavia, la storia è filata via molto liscia in una settimana, quando poteva consumarsi in un paio di notti (ma solo perché mi addormentavo subito, per stanchezza non per noia).
Trama di Il vento conosce il mio nome in un paragrafo – Le storie di Samuel e Anita, due bambini separati da quasi un secolo, uniti da due eventi emblematici avvenuti nel passato (in un momento preciso: Vienna, 9-10 novembre 1938, la notte dei cristalli) e nel vicino presente (la sensazione di pericolo in El Salvador). Dunque: strappati, sradicati, dalle famiglie, dalla tranquillità della vita.
Temi forti, temi trattati molte volte, ma arricchiti da molta attualità. Temi che Isabel Allende accarezza con una prosa curata, non fine a se stessa, accompagnata da una struttura narrativa ben solida e asciugata dal superfluo. Comprendo il fatto che molti lettori siano rimasti delusi dal paragone scomodissimo con La casa degli spiriti e posso intuire anche perché: la vera forza di quel romanzo erano i personaggi, costruiti in modo eccellente, vivi e pulsanti in ogni pagina. Quando si raggiunge un livello del genere diventa poi quasi una maledizione ripetersi, ma è accettabile rimanere qualche gradino sotto, anche perché la qualità rimane molto alta.
A differenza di molti romanzi letti di recente, mi sono subito immerso nel mondo dei due protagonisti principali ed è sempre qualcosa che trovo faccia pendere l’ago della bilancia sulla bontà di un lavoro, per quanto mi riguarda. È stata anche una lettura formativa verso un argomento che conoscevo poco, ovvero la politica di separazione famigliare in Salvador, che dà l’impulso alla storia del presente: è peraltro interessante soffermarsi anche sulla presenza di molti rimandi ad attualità recentissima dal Covid alla nefasta presidenza Trump.
Voto: 7
Da leggere senza aspettarsi un capolavoro, ma merita.