Recensione Il limite invisibile di Haruka Tono: breve e paraculo

Credo che se Il limite invisibile fosse stato concepito, scritto e ambientato in Occidente allora difficilmente avrebbe trovato un editore pronto a pubblicarlo. E invece è stato uno dei romanzi più di successo degli ultimi anni in Giappone, tanto da concedere all’autore Haruka Tono il prestigioso Premio Akutagawa e la chance di essere tradotto in svariate lingue, compreso l’italiano grazie alla pubblicazione di Giunti e all’ottimo lavoro di Gala Maria Follaco.

Trama de Il limite invisibile in un paragrafo – Yosuke è prossimo alla laurea, spende le giornate tra il rugby, l’attesa per l’ambito posto fisso da funzionario pubblico e l’ormai noiosa relazione con la fidanzata storica Maiko. A una festa incontra la giovane matricola Akari e la passione irresistibile tra i due fa deragliare Yosuke.

I personaggi principali sono tre: il protagonista Yosuke appassionatissimo di rugby e pippe, la fidanzata che pensa (giustamente) a fare carriera e a prendersi lo spazio che merita in una società maschilista e la giovane ragazza stereotipo che sembra timidina e invece si scopre sempre più famelica di sesso. Yosuke riveste la propria debolezza e pochezza interiore con un fascio di muscoli che spesso ammira in prima persona e con un’intransigenza nei confronti dei giocatori della squadra di rugby che allena. È pronto a diventare funzionario pubblico, un lavoro noiosissimo ma assai ambito in Giappone, insomma: è grosso, mette in riga i sottoposti, non è un granché nei rapporti umani, rispetta le regole e segue la parabola studio-lavorativa più appetibile, cosa può andare storto?

Va storto che Yosuke oltrepassa quel limite invisibile del titolo e lo fa in modo coerente col proprio personaggio, ovvero con rettitudine, passività e accettazione dell’inevitabilità, continuando con i suoi monologhi da disadattato fino a essere dominato da entrambe le donne della sua vita (fino a quel momento), uscendone con le ossa rotte, fino alla chiusa abbastanza inaspettata.

Qui sopra vi riporto un video di recensione in inglese dell’edizione nipponica, prima ancora del debutto internazionale e sono interessanti due punti: il primo è che il titolo originale si traduce con Catastrofe o Esaurimento e mi sembra ancora più azzeccato. Il secondo è che questo romanzo così breve e semplicissimo ha il paraculissimo merito di lasciare terreno fertile a analisi e opinioni ben più estese, articolate e lunghe del libro stesso. Col risultato di conferire al romanzo e al protagonista molto più carattere di ciò che la realtà mostra.

Perché a me, in tutta sincerità, ha ricordato le tipiche trame dei nippo-videogiochi un po’ spinti e vagamente censurati dei primi anni 2000. Anche perché in quei videogiochi si avanzavano le stesse critiche alla società (giapponese) e alle sue rigidità e imposizioni, soprattutto per bocca dei protagonisti. E anche su quei videogiochi si potevano scrivere trattati sociologici da centinaia di pagine.

Voto: 5

La lettura non mi ha soddisfatto molto, riuscendo nell’impresa di annoiarmi nonostante questo romanzo si possa leggere in due ore nette.

Lascia un commento