È un classico “compitino” quello firmato da Joël Dicker con il suo ultimo La catastrofica visita allo zoo, un romanzo molto breve e assai dimenticabile, che sembra il classico tappo per coprire un buco di un periodo altrimenti troppo lungo tra un’uscita (vera) e l’altra. La nave di Teseo ha giustamente proposto una veste grafica che rimanda subito ai successi strepitosi dell’autore svizzero, ma è meglio mettersi il cuore in pace, perché probabilmente solo i veri fan potrebbero apprezzarlo davvero. La traduzione è di Milena Zemira Ciccimarra.
Trama di La catastrofica visita allo zoo in una frase – Joséphine racconta con la sua voce da bambina che cos’è successo durante una visita allo zoo tanti anni prima, quando frequentava la “scuola speciale”.
La seguente frase chiude il libro, tranquilli non è uno spoiler affatto dato che è presa dalla postilla dello stesso Joël Dicker
[…] ho quindi cercato, con modestia e umiltà, di scrivere un libro che potesse essere letto e condiviso da tutti i lettori, chiunque essi siano e ovunque si trovino, dai sette ai centoventi anni. Con i vostri figli, il vostro coniuge, i vostri genitori, i vostri vicini, i vostri colleghi.
La campagna di marketing (non solo in Italia) ha puntato molto su questo concetto di storia potenzialmente universale da 7 a 120 anni. E allora partiamo proprio da qui.
I lettori di 7 anni troverebbero una storia senza violenza né contenuti espliciti, la scrittura è basilare, le pagine sono poche e ci sono parti simpatiche. Gli adulti, persino gli ultracentenari, avrebbero a disposizione una trama semplicissima, che cerca di incuriosire gravitando attorno al mistero della visita allo zoo e puntando sulla voce narrante di una bambina neurodivergente. Il principale problema di questo lavoro è aver pensato che tutto questo mix fosse una buon idea.
A mio parere non lo è affatto. Come spesso accade, quando si cerca di accontentare tutti alla fine non si accontenta nessuno.
Soprattutto, si dimentica il fatto che ci sono prodotti per i più piccoli che risultano decisamente godibili anche da parte del pubblico adulto (che spesso e volentieri fa da “lettore” ad alta voce) come le varie collane del Battello a Vapore oppure i mitologici Piccoli Brividi. Ci sono settenni che amano leggere o, meglio, ascoltare le avventure narrate da Jules Verne. E citerei anche una collana alla quale ero molto affezionato da piccolo, I dieci di Emme Edizioni, in modo particolare La Balena Rossa. Credo che ci si possa rivolgere ai più piccoli senza scrivere in modo così forzato come in La catastrofica visita allo zoo, ci si può spingere un po’ oltre senza traumatizzare nessuno, si possono approfondire temi molto importanti, ma lasciati troppo superficiali, come la neurodivergenza. Mi sembra di percepire come Joël Dicker abbia scritto con il freno a mano tirato, sia per quanto riguarda la prosa sia per la storia.
Da adulto, o presunto tale, ho trovato questa storia poco interessante e molto artificiosa. Non basta dire: ho un segreto da raccontarti, ma prima faccio il giro lungo perché sennò il gioco finisce subito. L’adulta Joséphine, che dichiara di voler narrare i fatti con la sua voce da bambina, è un’impalcatura tenuta su con un filo sottilissimo, è posticcia, poco reale. Al contrario, riguardo il tema della neurodivergenza, mentre leggevo continuavo a pensare a Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte e al talento di Mark Haddon di dare una voce reale e pulsante a un personaggio così “diverso” eppure così vero.
Sarò facile profeta a immaginare che Dicker ritornerà ai suoi romanzi soliti nel futuro prossimo e i suoi libri venderanno a tonnellate, spuntando anche negli autogrill. Questo romanzo rimarrà un divertissement, un esperimento che sarà comunque lodato dai suoi fan super affezionati. Per quanto mi riguarda, è un libro mediocre e molto deludente:
Voto: 4/10
Ultima cosa, anche in questo romanzo si confonde mascella con mandibola.
Mi spiace che non abbia apprezzato il libro. Come insegnante la considero un ottima lettura per permettere ai bambini di comprendere le molte sfumature presenti nel romanzo, dal concetto di democrazia al significato di rispetto e inclusione.
Ma più che ai bambini, questo è un libro che andrebbe letto e spiegato ai genitori. La trama rispecchia in modo conciso la realtà dell’odierna scuola italiana. La maggior parte dei genitori vuole comandare la scuola, ma in questo modo non fanno altro che dimostrare di essere loro (gli adulti) decisamente più immaturi dei loro stessi figli. È infinitamente più facile dialogare in modo sincero con gli studenti, che non con gli adulti, per trovare un incontro tra punti di vista diversi.
Facendo riferimento ad uno dei tanti ragionamenti espressi da Josephine: “Non c’è peggior sordo, di chi non vuole sentire”.
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Cara Cristina, grazie per il suo interessante commento. Convengo con lei sul fatto che uno dei target perfetti per questo romanzo possa essere proprio quello dei genitori degli studenti. E a proposito di target, rimango però convinto che sia un romanzo poco efficace se consegnato in mano a un bambino dai 7 anni in su, che come sottolinea anche lei dovrebbe leggere questo romanzo assieme a un adulto per comprenderlo meglio. Leggo moltissima letteratura per l’infanzia sia per lavoro sia perché ho una bimba piccola, c’è una cospicua mole di lavori che reputo meglio realizzati per un pubblico molto giovane, questo libro rimane un po’ a metà come spiegato nella recensione. Mia opinione, come sempre, per carità. Un caro saluto.
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