Recensione Tra poche ore è buio di Giovanni Pizzigoni – i dubbi permangono

Non mi è mai capitato di iniziare un romanzo con un refuso nel primissimo paragrafo, ma i record sono fatti per essere battuti. Tra poche ore è buio è la nuova fatica letteraria di Giovanni Pizzigoni, meglio noto su YouTube come Giopizzi, che prosegue la collaborazione con Mondadori esplorando il mondo dei thriller, con una storia ambientata in Sardegna. Ho terminato la lettura con grande fatica, tra refusi, tante ripetizioni e il continuo pensiero alla possibilità che, anche in questo caso, non siano avvenuti editing né correzioni di bozze.

Trama di Tra poche ore è buio in una frase – Isola di San Giorgio in Sardegna, 1995, sul brutale omicidio del progettista Ettore Visconti della società Serin indagano il giornalista Tom e il tenente ROS Paride, cercando di dipanare una matassa che mescola sardi selvaggi, serbi spietati e continentali arrivisti.

L’ultima cosa che l’ingegner Ettore Visconti vide fu il mare. Il coltello gli recise la gola appena sotto la mascella“, si apre così il romanzo e la mente torna subito alle cinque o sei volte in cui Pizzigoni confonde la mascella con la mandibola nel suo precedente lavoro Rapaci. Succederà altre quattro volte nel corso del romanzo, poi – per qualche oscuro motivo – nel finale l’autore utilizza correttamente per tre volte il termine mandibola. Ma più ancora che questi errori anatomici (o astronomici “La luna comparve in anticipo a nord“, capitolo 48) ho trovato davvero fastidioso incontrare continue ripetizioni di una stessa parola all’interno di un paragrafo. Sempre nel primo capitolo, seconda pagina: “I suoi occhi si persero nella luce di un giovane tramonto che gli illuminò l’ultimo passaggio. Ettore Visconti sorrise, perché si era immaginato che in quella luce anche Is stesse sorridendo, e gli diceva che andava bene così, che poteva venire con lui, dove muoiono il tramonto e il giorno“. Altro esempio pratico, capitolo 15: “Un’anziana signora passò davanti al bancone, aveva uno strato di crema solare spalmata male tra le rughe, occhiali da sole giganteschi, una borsa di stoffa e in faccia il sorrisone di chi ha passato una mattinata produttiva tra bagni solari e massaggi tonificanti.”. O ancora, “...la lingua, lunga e asciutta, spuntava come una lunga appendice“. Ho trovato anche alcuni casi di non concordanza soggetto-verbo e molti paragrafi contorti.

La storia, sulla carta, è interessante. C’è un’ambientazione suggestiva, ci sono tematiche sociali solide, c’è un caso da risolvere. Tuttavia, sfocia in continue esagerazioni. Per esempio, i sardi sono troppo primitivi e diventano presto macchiette, un ammasso omogeneo e saturato. Ci sono scene tirate oltre il limite come la lotta pulp tra Paride e il grosso sardo con il primo che viene ridotto a poltiglia con fratture ossee e concussioni letali, ma dopo prosegue la sua avventura senza troppo patire. Ci sono buone scene d’azione, soprattutto nella seconda parte, ma avrei tagliato almeno metà delle pagine, perché ci sono ampi passaggi che non aggiungono niente. La voce narrante è talvolta invadente, staccando dalla lettura.

Rimane quindi l’enorme dubbio che anche in questo caso non ci sia stato editing né correzioni di bozze. Come è possibile che i tanti refusi, le continue ripetizioni e gli altri errori micro siano sopravvissuti fino alla pubblicazione con un editore importante come Mondadori? Leggo spesso manoscritti da valutare, questo romanzo – così come Rapaci – mi sembra un lavoro ancora molto grezzo e preliminare. Ed è un peccato visto che ho trovato coerente il finale, con scelte condivisibili su storia e personaggi.

Voto: 4/10

Ribadisco la domanda già avanzata dopo la lettura di Rapaci: in questo caso a Mondadori interessa soltanto uscire con nomi con un grande e fedelissimo seguito, con la sicurezza di vendere a scatola chiusa? Oppure l’autore non ha accettato interventi esterni – indispensabili anche per premi Nobel – sul proprio lavoro?

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