Recensione Abel di Alessandro Baricco: alla fine non è rimasto niente

Ho terminato Abel di Alessandro Baricco per una curiosità malsana, tipo quella un po’ deprecabile degli automobilisti che rallentano per osservare i postumi di un incidente, col rischio di causarne altri. E la sensazione finale, all’ultimo paragrafo, è quella di una intensa perplessità e una buona dose di pena, ma è durato poco perché dopo pochi secondi è rimasto solo un nulla assoluto e la voglia di passare a letture più dense e utili.

Trama di Abel in una frase – Lo sceriffo Abel galoppa con il cavallo e, soprattutto, con la mente attraverso i tempi e gli spazi della Frontiera più estrema di un West immaginario.

Visionario, spirituale, metafisico e geometrico: sono questi i quattro aggettivi più ricorrenti della poderosa campagna promozionale di Abel, che ha preso possesso delle Feltrinelli (e non solo) di tutta Italia, segnando il ritorno di Alessandro Baricco dopo svariati anni di silenzio e dopo la scoperta della malattia (i miei migliori auguri, a tal proposito). Manterrei il metafisico, ma opterei per questi altri tre aggettivi: confusionario, contorto e, a malincuore, imbarazzante. Non c’è molto da commentare né servono troppe disamine per questo romanzo molto breve, che quantomeno ha il merito di scegliersi un percorso che trascende dai sentieri classici. Abel mescola i tempi dei fatti cercando di darsi un po’ di tono e palpabilità seppur con un espediente abusato. La scrittura è quella classica del Preside Baricco, spesso troppo arzigogolata, che prende deviazioni un po’ forzate per evitare di rimanere piana e lineare, col risultato di appesantire invece che sollevarsi a un livello superiore come invece capitato con successo negli anni ’90. Risulta difficile accettare che tutto il filosofeggiare di queste 160 pagine circa arrivi dalla bocca e dalla mente dal personaggio così come viene presentato e caratterizzato dall’autore stesso, una stonatura costante che mi ha accompagnato per tutta la lettura.

Così come per altri romanzi recenti di nomi importanti (Cognetti, per esempio), l’imbarazzo più intenso arriva quando si ha a che fare con le donne, ridotte anche qui a descrizioni e comportamenti da macchiette. A un certo punto, Baricco decide che sia arrivato il momento di chiudere la serranda e finire e tanti saluti. E così faccio anche io:

Voto: 4/10

Mi dispiace molto assegnare un punteggio così basso, ma Abel è in tutta onestà un romanzo molto deludente sotto tutti i punti di vista, dalla scrittura al senso (o presunto tale). Credo proprio sarà l’ultimo libro di Baricco che leggerò. Basta, va bene così.

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