Recensione Il pesatore di anime di Olivier Norek, un altro ottimo thriller francese

Una lettura (e ascolto) che mi ha assai soddisfatto Il Pesatore di anime di Olivier Norek, a dimostrazione della bontà della proposta francese in ambito thriller e/o noir. Dopo l’eccellente Thilliez, dunque, un altro nome che finisce dritto nel (lunghissimo) elenco degli autori e dei romanzi da leggere o ascoltare. L’edizione italiana è curata da Rizzoli con la traduzione di Maurizio Ferrara dall’originale Dans les brumes de Capelans – a mio avviso, titolo più calzante e suggestivo.

Trama de Il pesatore di anime in un paragrafo – Tra le case coloratissime che punteggiano l’Isola di Saint-Pierre (appartenente alla Francia, ma a ridosso del Canada) e che combattono l’angosciante densa nebbia, il capitano Victor Coste accoglie Anna, che è sopravvissuta miracolosamente (o no?) a un serial killer specializzato nel rapimento di adolescenti.

Da grandissimo appassionato di geografia, la scelta dell’ambientazione della storia è stato subito un punto d’attrazione quasi irresistibile e non si può negare che Norek abbia sfruttato appieno tutte le potenzialità di una location quasi unica al mondo come questo piccolo e poco noto arcipelago. Il territorio è infatti una presenza costante e densa di senso, accompagnando il percorso e anche la caratterizzazione dei personaggi principali. In tal senso, il titolo originario era molto più impatto perché anticipava un elemento non solo di contorno come la nebbia (che sarà determinante in una scena cruciale) e un riferimento al mondo della pesca.

Per non rovinare i tanti colpi di scena è meglio non anticipare troppo sulla trama, limitandosi a raccontare come questo sia un romanzo dove il colpevole è noto quasi da subito, perché quel che conta non è scoprirne l’identità ma seguire la convergenza della sua parabola con quella del capitano Coste e di Anna. Tutto è costruito in modo solido e convincente, non ci sono buchi di trama né soluzioni facilone come in tanti thriller o noir soprattutto al di qua delle Alpi.

C’è solo un dettaglio, una sfumatura appena, che non ho gradito molto ovvero come spesso il capitano Victor Coste diventi quasi una macchietta, qualcosa che purtroppo sembra un passaggio obbligato in molti thriller. Un obolo da pagare per appartenere alla categoria? Eliminando questi stereotipi non sarebbe cambiato nulla, a mio parere. Ad ogni modo, un lavoro eccellente:

Voto: 8/10

Piccola curiosità finale, non perdetevi i ringraziamenti, perché possono rivelare bene l’impegno dell’autore nella ricerca: un lavoro che si percepisce e si apprezza appieno nelle pagine.

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