Ho scelto di leggere La luce degli incendi a dicembre per il meraviglioso titolo, senza volermi anticipare niente della trama e senza nemmeno soffermarmi un granché sull’autore, Matteo Bussola. Mi capita spesso di approcciarmi a un romanzo a scatola chiusa, cercando di farmi attrarre da suggestioni visive tra gli scaffali delle librerie oppure chiedendo consigli agli amici senza però ricevere alcun dettaglio sulle storie. A volte va bene, a volte no, come in questo caso.
Trama di La luce degli incendi a dicembre in una frase – Margherita scappa dalla routine di marito e figlio prendendo un treno verso il mare più lontano, Marcello ritorna dalla propria figlioletta, si incontrano sul treno e iniziano a parlarsi e conoscersi.
I viaggi lunghi sono terreno fertilissimo per esperienze orribili e per conoscere persone interessanti. D’altra parte, si è vincolati in un luogo con confini netti, a pochi centimetri dall’altro/a e dopo un po’ sopraggiunge la noia o la curiosità. O entrambe le cose. È quindi del tutto credibile lo scenario immaginato da Matteo Bussola – e ispirato a Prima dell’alba (Before the sunset)? – che punta su una prosa molto lineare, con dialoghi che si fondono con il flusso del paragrafo.
Purtroppo, però, tutto questo romanzo è profondamente infuso da stereotipi, da cliché, da frasi fatte e/o da uscite progettate per diventare citazioni pronte da essere copiaincollate nelle didascalie su Instagram. E vengono tirati in ballo temi sociali poi trattati con molta superficialità, risultando del tutto superflui ai fini della narrazione. È tutto molto forzato, i due protagonisti mi hanno spessissimo imbarazzato nei loro scambi e nei loro comportamenti: non che quanto dicano o quanto facciano sia inverosimile, ma tutto avviene sempre ben oltre le righe. È tutto un po’ troppo, anche l’interazione con gli altri passeggeri.
Voto: 4/10
Mi dispiace, ma per me è stata una lettura molto deludente. C’è un’ultima considerazione, dopo la copertina, con la parte spoiler.

Parte spoiler
L’autore dichiara a fine romanzo di aver ascoltato questa storia da un passeggero di un treno e di averla arricchita oltre che modificata per non rendere i protagonisti riconoscibili. Tra le aggiunte c’è proprio il finale, con Marcello che risale sul treno e Margherita che invece scende. E così entrambi non arriveranno a destinazione, soprattutto entrambi non si incontreranno (verosimilmente) mai più. Di sicuro è una scena di grande effetto, anche se poco credibile, soprattutto dal punto di vista di Marcello, perché mi risulta stridente immaginare che decida comunque di risalire sull’ultimo treno alta velocità della giornata ben sapendo che a casa c’è la figlioletta “Cipolla” che lo attenderà molto a lungo. E perde un pacchettino regalo, giusto per gradire. Non so, una scelta molto stonata a mio avviso.