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Recensione La neve se ne frega di Luciano Ligabue

Era da (molto) tempo che avevo in lista lettura La neve se ne frega, primo romanzo del poliedrico Luciano Ligabue. Il momento è arrivato durante le vacanze natalizie e devo anticipare che sono rimasto piuttosto soddisfatto: una buona sorpresa, che testimonia come chi non nasce romanziere – vedi per esempio Antonio Albanese con la sua Strada giovane – può produrre una storia ben confezionata, al netto di qualche sbavatura e passaggi interlocutori.

Trama di La neve se ne frega in una frase – La storia d’amore lunga una vita di DiFo e Natura, che crescono ringiovanendo, nello scenario distopico e visionario di un futuro controllato dal Piano Vidor.

Le ispirazioni di questa storia affiorano evidenti già dalle prime pagine: il breve racconto Il curioso caso di Benjamin Button di Francis Scott Fitzgerald e l’iconico 1984 di George Orwell, cito questi due esempi perché sono i più emblematici e conosciuti, ma se ne potrebbero elencare molti altri. Il mondo fra oltre un secolo è ben diverso dall’attuale, gli umani nascono vecchi già sapendo quanti anni avranno a disposizione e procedono quindi all’inverso ringiovanendo. La società è controllata da regole precise e granitiche, che tutti sembrano (abbastanza) rispettare, incluso il protagonista DiFo, che non mette mai in dubbio la bontà del sistema.

DiFo, anzi Sogno DiFo 79orcu39%se Natura visto che Sogno è il cognome, Di(rettore della) Fo(tografia) e il suo mestiere, 79 sono gli anni che ha da vivere, Or(izzonte)Cu(rvo) è il progetto al quale fa parte, 39% come la composizione S(ud) E(uropea) e infine Natura è il cognome della sua compagna. DiFo e Natura sono stati accoppiati dal sistema, il Piano Vidor, le cui numerose regole e diritti vengono descritti a inizio romanzo; il succo è: devi condurre una vita senza troppi pensieri e non farti troppe domande.

Nemmeno a dirlo, la società controlla in modo invasivo i cittadini, interviene in modo tempestivo e severo ogni volta che qualcuno esce con mezzo piede dalla linea tracciata. Addirittura, per dare un contentino, si hanno un tot di tradimenti da spendere come un credito. Eppure, anche nei momenti più complicati e davanti a nuove verità sconvolgenti, DiFo non mette mai in dubbio il Piano Vidor. A lui importa solo stare con Natura, che adora in modo viscerale con un sentimento che viene abbondantemente narrato in pressoché ogni pagina. Ligabue ha lavorato molto su questo punto, infatti DiFo, che è voce narrante, parla/scrive direttamente a Natura nelle tante scene condivise o nei pensieri che lo tormentano, c’è una pioggia di “Piccola”, spesso è melenso e stucchevole. Può dare fastidio, è innegabile, ma è coerente col personaggio e voce narrante.

Ogni tanto ci sono passaggi a vuoto, ci sono frasi un po’ troppo forzate che cercano l’effetto. La prosa è breve e sintetica, svariate pagine avrebbero forse meritato di sciogliere un po’ la briglia e dare più respiro. Tutto sommato, però, è stata una lettura apprezzabile, in modo particolare per il finale che funziona molto bene.

Voto: 6/10

Ancora due cose nella parte spoiler, dopo il video della canzone ispirata al romanzo

Parte spoiler

Devo ammettere che mi attendevo la morte di Natura quando DiFo la opera in modo disastroso. La sua sopravvivenza è funzionale alla parte finale e all’intera storia che infatti è quella di un essere quadrupede: DiFo e Natura sono un unico organismo. Il finale è toccante, perché DiFo diventa così piccolo che non sa più parlare, eppure Natura è sempre lì con lui, lo accudisce ben conscia che trascorrerà i suoi ultimi due anni di vita da sola: giusto così, era l’unica della coppia che avrebbe potuto sopportare la perdita dell’altro.

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