Titolo intrigante quello scelto da Valeria Roma per il suo romanzo edito da Eretica Edizioni: Algoritmia, perché è brevissimo, è una parola sola ed è peraltro anche un neologismo, che però trova perfettamente senso nella storia raccontata (e lo stesso vale anche per la copertina e i suoi dettagli).
Trama di Algoritmia in una frase – Laila lavora di notte e dorme di giorno, soffre di amnesie sempre più ricorrenti, che rendono sempre più nebuloso comprendere chi per lei sia Nora, presentatale dall’enigmatico scultore di maschere Wasim.
Algoritmia è uno di quei romanzi che è difficile trattare senza cadere in anticipazioni sull’intreccio e sulle svolte della trama, quindi cerco di tenermi alla giusta distanza. Due particolari sono subito saltati all’occhio. Il primo è una buona costruzione dei personaggi e del mondo della storia, quest’ultimo mantenuto molto vago sui suoi contorni e confini. L’autrice sceglie (a ragione) la via della semplicità e del minimalismo sui protagonisti primari e secondari, si concentra su ciò che vuole raccontare. Il secondo dettaglio è una scrittura che rimbalza da parti più piane ad altre più articolate, complesse, ogni tanto un po’ troppo prolisse. Per certi versi talvolta ho percepito come se ci fosse stato un lavoro ad aggiungere invece che a sottrarre: rimango fan della seconda scelta.
L’idea alla base del romanzo crea interesse, ho apprezzato il fatto che l’autrice fosse ben conscia sin dalla prima pagina da dove partire e dove arrivare, con l’avvicinamento tra le due protagoniste, che si scoprono, si rincorrono, cercano di trovare una spiegazione l’una nell’altra. La figura di Wasim (nemmeno a farlo apposta, stesso nome di un cliente assai assai rognoso che mi capita spesso sul lavoro extra-letterario, piccolo brivido quando l’ho letto la prima volta!) rimane un buon collante, creando quel giusto mix di mistero e magia. Traspare la sicurezza di chi scrive, che non naviga quindi a vista, ma segue un percorso tracciato. Qualcosa che molti autori di best-seller ormai hanno dimenticato o forse, semplicemente, non hanno più interesse a perseguire. In tal senso, avrei preferito una scrittura piana, o tendente al, per scivolare meglio sugli avvenimenti e sulla scoperta delle verità.
Inizio e fine sono consapevoli e sono costruiti in modo soddisfacente, in modo particolare con le frasi che aprono e che chiudono il romanzo, che lascia molto a cui riflettere. Ci sono però alcuni capitoli interlocutori, che avrei snellito o accorpato e avrei affinato un po’ molti dei dialoghi (ci sono anche molti tre puntini, scelta inusuale). La tematica che emerge nella parte terminale del libro la sento molto vicina dato che la tratto spesso sul lavoro (quello giornalistico tecnologico), credo che l’autrice l’abbia sfruttata in modo coerente. Non possono scendere troppo nel dettaglio sempre per il discorso spoiler, ma è un argomento di grandissima attualità e quindi è stata una piacevole sorpresa.
Voto: 6/10
Ringrazio Valeria Roma per avermi inviato una copia del romanzo per la recensione.